Gioielli persi e ritrovati/ “Par delà Nietzsche” di Julius Evola.

Ci sono scelte che vanno prese con una mentalità capace di riflessione introspettiva e di empatia nel rapporto con i propri lettori. L’editore Aragno di Torino, non si è posto minimamente nessun problema, nel pubblicare un breve scritto di Julius Evola, intitolato Par delà Nietzsche. Un saggio di pochissime pagine scritto in francese, nella lingua che prediligeva l’intuito evoliano dalle multiple formazioni, che pochissimi appassionati hanno avuto il piacere di leggere, perdendo probabilmente l’opportunità di sviluppare autonomamente un vero e proprio giudizio. E perché no, anche un senso critico sulle ambizioni umane, sulla condizione umana e la forzatura totalizzante della tecnica, nel periodo in cui è stata redatta la prima copia del saggio ; avvertendo in egual misura il bisogno di approfondire ulteriormente la proposta di un’ontologia della fatticità, che influì così tanto sul «solipsismo trascendentale» dei primi anni del Novecento e sul giovane filosofo.

Un inedito a cura di Gianfranco de Turris che ha una chiave di lettura profonda e che, non può essere ricondotta ad alcuna dimensione politica, escatologica e contestuale. Sebbene, possa risultare facile ai giorni nostri, cadere in alcune interpretazioni a riguardo di un’identità smarrita da recuperare con ogni mezzo, elaborando rischiosissime verità sapienziali . Rifacendoci, obbligatoriamente a quel «senso filosofico e metafisico», separato nondimeno dalle sue tipicità principali che dagli anni venti agli trenta del Secolo breve, caratterizzò la fine dei valori dell’Ottocento dando il là alla nascita della teosofia di Decio Calvari, della concezione antroposofica di Giovanni Colazza e dei cenacoli borghesi, sparsi un pò in tutta Europa.

È per questo utile distinguere la ragione e la spiritualità che è alla base delle frequentazioni di Evola, dalle motivazioni dei tanti habitué: dediti all’occultismo e allo spiritualismo, che in più casi tra una stravaganza esotica e l’elaborazione strampalata di un’idea di “immanenza”, ereditata dai deliri di Annie Besant, dimenticarono contrariamente all’illustre romano, dalle antiche origini siciliane e, come ha scritto Giovanni Sessa nel paragrafo introduttivo del pamphlet, «un Nietzsche libero dal soggettivismo, per porsi lungo la via della Sophia, senza recedere di fronte alla visione terrificante dell’abisso, non abbellendo l’oscurità che da essa promana, ma trasfonderla in malia, in meraviglia, nel riso di Zarathustra che dice di si alla terra così com’è».

Questo saggio che si avvale della collaborazione di Alessandro Giuli che ha scritto la Premessa e di Andrea Scarabelli, autore di una puntualissima e doviziosa Postfazione, risulta essere a nostro avviso un’ottima introduzione per i lettori che non hanno dimestichezza con le opere di Julius Evola. E se vogliamo, in particolar modo anche per chi è avvezzo all’intimità e alla cura appassionata degli scritti del Barone, si è rivelata senza dubbio utile come sprono per ripercorrere contro corrente, svariati testi del filosofo (“Fenomenologia dell’Individuo Assoluto”, “L’individuo e il Divenire del Mondo” e “Maschera e Volto dello Spiritualismo Contemporaneo”) e con essi, molte delle sue riflessioni sull’individualità e su un presunto accostamento al Neoplatonismo del Quattrocento dell’Accademia fiorentina di Marsilio Ficino.

Insomma, una delle solite allusioni insignificanti che non trovano riscontro e che, puntualmentesi palesano, sprovviste di un’autentica volontà analitica. La quale, ne avrebbe avuto ben donde, nella riformulazione del paradigma “dell’individualità assoluta” descrittaci da Evola, che ancora oggi risulta essere stabilizzata dal copyright del liberalismo postmoderno. Ma è pur vero che leggere Par delà Nietzsche, significa oltremodo riscoprire il valore incondizionato del lavoro dell’autore, al di fuori del contesto ideologico che pochi anni dopo avrebbe assunto il potere in Italia. E con esso, l’intensità di una scrittura che serba ancora l’impoliticità di un’idea e la riflessione sull’ humanum, scegliendo di affidarsi “all’energia perpetua” e alla contrapposizione di un’esistenza tra l’Apollineo ed il Dionisiaco. Una discesa nel baratro che consigliamo vivamente, riconoscendolo come tale per risalire al cielo, superando la realtà archetipica di una vita universale (zōé) e di una vita individuale (bios). Oltre Nietzsche, oltre la tecnoscienza e l’indistinto; interpretando un Evola differente da quello cui siamo stati abituati a leggere. E che fa suo, un verso di una delle poesie celebri di Fernando Pessoa: “via verso l’Altrove”.

Francesco Marotta

Julius Evola

Par delà Nietzsche

Nino Aragno Editore, Torino 2015

Ppgg. 66, € 10.00

 

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