Il respiro del Giappone. In Doromizu di Mario Vattani

E’ da poco uscito nelle librerie edito da Edizioni Mondadori, Collezione “Strade blu”, il primo romanzo di Mario Vattani ex console italiano ad Osaka. Il suo “Doromizu. Acqua torbida”, è il più bel romanzo di ultima pubblicazione, ambientato in Estremo Oriente. Un’opportunità, per scrollarsi di dosso un’abitudine insopportabile: pensare a Tokio e al Giappone con lo stesso pervertimento di idee e di valori che tiriamo fuori, quando parliamo della nostra ridottissima mentalità, perbenista.

Il romanzo di Vattani è un saliscendi che assimila in un scritto, l’importanza di una comunità che è anche metropolitana e che, supera gli steccati del personalismo, dove nessuno resta indietro dato che «il vantaggio di uno è il vantaggio di tutti». Capitolo dopo capitolo, emerge la meraviglia di uno scritto che è una poesia nipponica in un intrigo letterario, articolato nelle fessure e nei passaggi di cemento armato della “capitale orientale”.

L’abisso, la tempesta e l’ira incontrollata, che hanno scelto dalla notte dei tempi di sposare una natura, riuscendo a scoperchiare un groviglio di cavalcavia e di grattacieli; la presunzione di più gaijin (stranieri) e un’impostazione superficiale di un modello di vita, paragonabile all’acqua torbida che scorre insaziabile, abituata com’è solo a pretendere. L’amore autentico ed il rispetto, sono intrecciati alla lealtà, come una dedica al lettore adagiata sul fiorire di un ramo di ciliegio e al percorso di una vita, che sperimenta l’inclinazione ad una scelta necessaria.

Una piccola e ci auguriamo doverosa annotazione: l’approccio alla lettura del romanzo Doromizu, esula da ogni accostamento, azzardato, con i lavori dei celebri romanzieri Banana Yoshimoto e Haruki Murakami. Allacciate bene le cinture, poiché è giunta l’ora di intraprendere un viaggio dentro la personalità di Alex Merisi che è il protagonista del noir, alle prese con la certezza rassicurante di un amore inconfondibile e, l’implacabilità di un’altra lei; della passione femminile sensuale e disinibita, dalla premessa inequivocabile che condurrà un uomo alla sacralità del coraggio. Alex, non farà distinzioni tra inferno e paradiso.

Scoprirà a sue spese che le blandizie dell’empireo, sono la volubilità del moralismo e quelle delle ombre scure che si aggirano nelle strade di Shinjuku, negli anfratti nascosti dove i bordelli, i night club e gli insoliti manga caffè di Tokio, sono contemporaneamente l’attrattiva delle comparse dell’industria del turismo ed il luogo dei proscritti, ma anche il punto mediano dove la vita ha un significato che corrisponde in esattezza ad afferrare l’essenza del «coraggio che potrebbe includere sia la scelta di rimanere sul proprio cammino, sia di riuscire ad abbandonarlo».

Ricordandoci che spesso è facile privilegiare un’esortazione “all’anticonformismo” e una strana concezione indistinta di tradizione che talvolta e male interpretata, risulta essere la sala d’aspetto per la distruzione dei principi. Tentando noi tutti, immancabilmente, di canticchiare a memoria e a squarcia gola il Cantico del Figo; accomunato da una truce esaltazione degli stessi vizi del nemico che si vuol mettere in fuga. Nulla di più somigliante, alla medesima fascinazione conforme, di una prospettiva leggermente diversa, nel voler giocare ad un “Risiko nel Risiko”, delle abitudini altrui e delle nostre, pur essendo guidati nel modo migliore da una società che è liberale e dalle sue leggi.

Dal produttivismo apolide che corrisponde all’economia di mercato dei beni capitali, e, abbandonandoci, più o meno intenzionati a colmare una visione mostruosa della nostra contemporaneità. Tanto più è la bravura di Mario Vattami nel farcelo presente, interpretando un verso dello scrittore ed intellettuale giapponese Motoori Norinaga (1730-1801). Una delle figure di spicco della corrente tradizionalista religiosa wagaku-shâ, citato sapientemente nel saggio Bushidô di Inazô Nitobe. E allora, può essere bello perdersi nell’obbiettivo della videocamera professionale di Alex, nella soggettività e sessualità accattivante degli interpreti del genere “roman porno” in salsa giapponese, commettendo un errore.

Ma non chiedetevi come mai, perché tanto sarà proprio l’autore di questo romanzo nero, a svelarci assieme a Norinaga, le impareggiabili sensazioni dello spirito di Yamato: “simile al bello e selvaggio fior di ciliegio che profuma l’aria dorata del primo mattino”. Così difficile da comprendere ma, alla portata di un’ottima lettura, che vi resterà nel cuore seguendovi per sempre.

Francesco Marotta

 

Mario Vattani

DOROMIZU. ACQUA TORBIDA

Mondadori-Collezione “Strade blu”, Milano 2016

Ppgg. 363, euro 20.00

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