La Grande Mela e il baco europeo ?

Imbellettiamoci, siamo a Wall Street. Neppure “Gekko e Fox”, i due personaggi del film cult di Oliver Stone del 1987 Wall Street, incentrato sulla “Santa Barbara dei broker”, rispettivamente Michael Douglas e Charlie Sheen, ambirebbero a tanto. Le Borse europee chiudono con un pari artificioso. Anzi, si rafforzano. In pratica, a permettere l’avvicendamento, fatti specie la tendenza negativa e i surplus dovuti alle aperture ottimali del centro nevralgico della borsa statunitense, sita a meno di 500 metri da una nota attrattiva newyorkese come la Federal Reserve Bank of New York, i listini, non attendono altro che il bene placido pervenuto da Dennis Lockhart della Fed di Atlanta.

Le solite malelingue. Oppure, l’approvvigionamento affaristico e speculativo intento a cedere,  senza tentennamenti di sorta, le buone nuove/appelli volti all’Europa ? Banca Mps è in forte aumento, l’indice NIKKEI, sotto stretta sorveglianza dopo le riforme annunciate dal primo ministro giapponese Shinzo Abe, dimentica le benevolenze propiziatorie del Re del cielo oltre le nuvole (l’Imperatore), guadagnando l’abisso poco onorevole della Borsa di Tokio. Ferma, approssimativamente, al – 3,83%. Un ‘diktat’ ? L’unica cosa che conta per la Grande Mela è assegnare. Quando possibile, sotto i comodi tappeti, grazie all’ausilio di una ramazza fatta di rami sottili, (la politica parlamentare europea è quasi inesistente) finisce l’Europa.

Nel Vecchio Continente, l’unica aurora auspicabile è benvoluta, solo se a salire siano presenti i dati dell’occupazione del comparto privato americano. L’articolo del Il Sole 24 Ore, a cura di Maximilian Cellino del 5 giugno 2013, dal titolo inequivocabile, “Wall Street trascina l’Europa al ribasso. Londra maglia nera, Milano chiude a -1%”, da adito dalla sponda italiana ed europea, tralasciando ammiccamenti scomodi con qualche saliscendi che, nell’ultimo periodo figurano come una transumanza in forze di “origine” italiana sulle sponde del Tamigi ( pensando di seder comodi sul ponte di Westminster ?) a, l’ennesima, prevedibile, paternale della Bce condotta da Mario Draghi.

L’importanza degli indici di gradimento è rilevante: l’indice statunitense del manifatturiero e terziario nel mese di maggio, equivale al 54,4. Cosa ben diversa per la stereotipata Europa, dove l’indice PMI dei servizi è salito a 47,2 punti in rapporto al 47,0 del mese scorso. Nell’insieme, l’indice mai auspicabile dell‘Ammutinamento del Bounty, del raggruppamento Euripide, raggiunge inaspettatamente l’eterogeneità di un totale pari a 47,7 punti. Pur in fase di restringimento, uno smacco intollerabile, una prossimità da appianare per gli operatori di mercato: quando va bene e a seconda delle direttive d’oltre oceano, forse, un possibile pareggio delle Borse, purché siano europee.

Al contempo, gli istituti di credito e i vertici della Bce, non prevedono ribassi sui tassi di interesse. Augurandosi, tramite le eccedenze di un giudizio vincolante, il sostentamento necessario per le MPI, ad appannaggio esclusivo del credito bancario. Consoliamoci, le riforme strutturali (ampie o piccole) e le urgenze inascoltate dei settori produttivi della società, capaci di avviare il buon funzionamento dello sviluppo, sostenendo chi abbia voglia di fare impresa e creando occupazione in Italia, sono rimandabili al prossimo indice di gradimento. Stampare la propria moneta unica è una fantasia messa in relazione al volere dei capricci della Stars and Stripes, reclamiamolo prima di tutto alla “strana coppia” di governo. Sempre che, le nuove leggi al varo la settimana prossima, non si dimostrino l’ennesimo pancakes dallo sciroppo color rubino.

Francesco Marotta

 

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