Ray Manzarek/The Doors e le porte delle origini

Non c’e’ un’età in cui le note del più celebre tastierista rock di tutti i tempi, Ray Manzarek, a soli 74 anni, possa lasciare le sue spoglie terrene senza essere etichettato come “l’architetto” del celebre gruppo The Doors. Amava definirsi così ? Lasciatelo dire al restante della compagine ancora in grado di intendere e volere. Piace pensare che Manzarek, abbia scelto proprio la Germania per esalare il suo ultimo respiro in un binomio dalle tonalità deprecabili di una diaspora: il Muro di Berlino e il paravento di una spartizione di una città, di un popolo, di un continente per ben 28 anni, dal 13 agosto 1961 all’ 8 novembre 1989. Così Ray, decide di andarsene in un turbine che non lascia scampo, consegnando alle generazioni a venire uno strumento, l’organo Hammond, ( un Vox Continental e in un secondo tempo un Gibson G101) e, la palingenesi che ne deriva. Contemplante una tomba, quella attribuita a “Mr Mojo Risin”, Jim Morrison, sita nel più grande cimitero parigino dove riposano i più grandi artisti, musicisti e scienziati di fama mondiale; il Père Lachaise, meglio noto per gli adoratori della lingua francofona, Cimetière du Père-Lachaise, ora, è in subbuglio. Una danza non conforme sulla roccia calcarea del consumismo con cui gli avvoltoi e, perché no, giusto ricordarlo, il celebre “bassista”, bussano temerariamente alle porte dell’autentica percezione: Père Lachaise, una meta delle masse create dal consumismo senza rispetto, sia per le ossa in loco sia per una scelta, quella di Morrison, di abdicare al ruolo di fantoccio mass mediatico.

Nel percorso musicale di Manzarek c’e’ una data in particolare: una dedica ed una testimonianza ai propri fan del razionalismo artistico. Il 3 luglio 2007 a Parigi, al teatro Le Grand Rex, gremito per l’occasione da una folla oceanica e alla “modica” cifra di 77 euro, congiuntamente a R. Manzarek, sono andate in scena le differenze e le espressioni dell’intendere una vita, delle gioie e del contro puritanesimo dell’epoca, rivisitato dall’assenza dell’amico di sempre John Densmore, batterista e seconda voce dei Doors. Il germe della discordia, protratta anche dopo lo scioglimento del gruppo a fine 1973, palpabile quel pomeriggio a Le Grand Rex. La breve corsa ed un ritorno al passato, grazie all’assolo dell’altro componente del gruppo, il chitarrista Robby Krieger, il tutto coadiuvato in bassa frequenza dalla tastiera di R. Manzarek. Una girandola dell’imborghesimento di due giovani attempati e la estenua riprova, dell’inconsistenza delle teorie del filosofo, sociologo e “politologo” Herbert Marcuse; ancora oggi in grado di mietere vittime illustri, “ringraziamenti” alle sue ingannevoli disamine che tutto incorporavano, principalmente, le tanto detestate ripartizioni liberal-capitaliste

R. Manzarek non è mai riuscito sino in fondo a nascondere i problemi sui diritti d’autore e i dissensi vissuti sul filo del rasoio con i suoi due amici. Cosa ben diversa invece, la lotta contro il cancro persa solo dopo aver tagliato il traguardo della celebrità e quel limite, invalicabile, dell’uso di uno strumento musicale: oltre i margini e le demarcazioni ordinarie, stabilite dallo scientismo dei “maestro spirituali” del rock alternativo. Intenti a cavallo del biennio ’77-’78 a dar vita ad entusiastici reportage in diretta dalle emittenti “libere” bolognesi; uno in particolare, trasmesso su Radio Alice, dalla voce di un giovane Red Ronnie speaker e voce (all’epoca simpatizzante di Potere Operaio) degli scontri di piazza a Bologna nel marzo del 1977, verificatisi a seguito dell’uccisione dello studente Francesco Lorusso, sintomatico di una ritmicità distorta persino nella rilettura dei miti della storia del rock.

La spiaggia di Venice a Los Angeles, dove si conobbero R. Manzarek e Jim Morrison, era poco somigliante alle spiagge assolate dell’Emilia Romagna dai celebri pattini. Per lo meno, così vuole la leggenda in grado di unificare tra le tracce di un unico vinile, caratteri agli antipodi e verità, divenute solo in seguito moderne. Al Whisky a Go Go i «The Doors» cominciarono a stravolgere lo scenario musicale. Prima ancora, però, nell’estate del 1965, entrambi studenti della UCLA School of Theater fra le palme e la sabbia scottante della spiaggia, l’anziano Ray (quattro anni più grande di Morrison ), ebbe l’intuito di fondere al “ passo dell’oca”, fuoriuscito da un cortometraggio di una ballerina foriera di danze europee respinto a Morrison dalla scuola di teatro, la sua esperienza maturata insieme ai due fratelli Rick e Jim. Tutto oggi Ray, dopo un corso accelerato promozionale e l’innamoramento subcutaneo del brand appartenente al gruppo, avrà certo riscoperto delle potenzialità interessanti: le sue origini. Le stesse di “Mr Mojo Risin”.

Francesco Marotta

 

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