Elezioni Amministrative 2016: vince l’astensionismo e va in tilt l’esercizio “politico” della delega

 

La fine dei ballottaggi per le Elezioni Amministrative, rivela diverse prospettive importanti che riportano a un’unica tendenza. Tanto per cominciare è un dato di fatto che a votare sono andati meno del 50% degli italiani. Lo è ancor di più, la vittoria milanese del «rovescio della stessa medaglia» liberal-progressista: Sala vince su Parisi, grazie ai voti e al ricompattamento della sinistra, ampiamente prevedibile in vista del ballottaggio.

A Renzi e al centro-sinistra, serviva la vittoria a Milano, semplicemente perché è dal capoluogo lombardo, che si disegna lo scenario delle prossime elezioni politiche. Poco importa se rimarrà in sella, o ancor meno se sarà vittima di una sconfitta, probabile e, tutta da vedere, al prossimo referendum. Insomma, il cambio al vertice del PD a fine mandato e forse anche prima, è ormai solo un accessorio di complemento e nulla cambia, in quanto l’obbiettivo è stato raggiunto. Lo sanno bene a sinistra e pure a destra.

In tutta Italia a vincere è “l’anti-sistema” contro il duopolio e perfino il M5S ? Rispettiamo per una volta il tanto bistrattato dovere di cronaca, per rendere chiara la dimensione dei fatti: la fetta dell’elettorato che li ha votati, rientra nel 50% dei votanti che si sono recati alle urne. Bisogna però fare un ragionamento approfondito sul M5S e ci torneremo tra poco. Piuttosto, non avete mica visto la metà degli elettori che non hanno avuto la ben che minima intenzione di appoggiare un duopolio comunicante, che nella sua esteriorità mostra due diverse ma simili denominazioni, scegliendo di andare al mare o altrove? Sognateveli, poiché non rimane altro.

E non c’è neppure da stupirsi, diventerà una costante e forse è meglio che i gangli della politica rappresentativa, non si arrabattino più di tanto per convincerli. Il risultato potrebbe essere anche peggiore. I dati dicono che a Roma e a Torino il MS5 fa il pieno di voti e che Milano e Bologna, rimangono al centro-sinistra. Ma il centro-destra che fine ha fatto? Vince a Trieste e perde in tutte le altre città maggiori. Anzi, molto probabilmente com’è successo a Roma, dividendosi secondo i malumori e le separazioni in casa, ha scelto di correre disunito per far vincere la Raggi e dimostrare così, l’effettiva “incapacità” dei candidati pentastellati. Tanto, prima o poi, questa fissazione del «Tutti per uno, uno per tutti» solo per interesse, verrà sicuramente riproposta.

Una scelta sbagliata che potrebbe rilevarsi un’arma a doppio taglio, rendendo nota e sempre che ce ne sia mai stato bisogno, un’evidente incapacità di lettura politica. Pensiamo allora se alla guida di due città importantissime, quali sono Roma e Torino, il MoVimento 5 Stelle riuscirà a cavarsela meglio dei loro predecessori. Certo, direte voi che è tutto da dimostrare. Ma non lo sono neppure le cattive gestioni precedenti, l’inconciliabilità di una classe politica dedita ormai ad auto-promuoversi e che da qualche tempo, ha tranciato di netto ogni tipo di dialogo costruttivo con le realtà competenti, escludendo a priori un dialogo obbligatorio con la cittadinanza. Chiedetelo ad Alexandre Dumas padre cui hanno scippato ignobilmente la celebre frase….

Snobbando poi completamente i centri studi qualificati e l’ambito culturale che in entrambi i casi, a destra come a sinistra, al di fuori dei due poli, dimostrano una certa prontezza di analisi e delle capacità di elaborare, idee e progetti concretizzabili. Utili, per affrontare e risolvere le tematiche fondamentali dell’economia e della finanza irreali, dell’omologazione al consumismo sfrenato e diretti al cuore di una società che è sempre più utilitarista. E soprattutto, differentemente dall’individualismo partitico, dimostrando di essere impegnati nel pensare a un’altra Europa che esula, dagli slogan propagandistici del No e del Si Euro.

E’ meglio allora far credere che turarsi il naso e la scelta tra Parisi o Sala sia il male minore. Nonostante tutto, nonostante la ragione/messaggio di così vitale importanza ma che in soldoni (decifrandola dal politichese), altro non significa per alcuni se non l’ultima spiaggia, l’ultima possibilità di ottenere un incarico. Meglio far ricadere la colpa dell’amara sconfitta sui “gufi”. Siamo alle prese con un altro tipo di dato oggettivo: nell’ex Unicum del bipartitismo il pargolo “piagnucolante”, affetto da vanagloria di Rignano sull’Arno, è riuscito a fare scuola.

Peccato solo che da qualunque parte si voglia guardare, a vincere sia l’astensione e poco la partecipazione attiva dei cittadini alle scelte che li riguardano. Questo è il punto focale della questione che elimina di suo, l’appartenenza o meno, a uno degli schieramenti elettorali. Occorre ben altro, dopo tutto quello che la cittadinanza ho dovuto sentire e leggere. Senza escludere che ciò possa verificarsi, separatamente dai contendenti di queste elezioni sbiadite, dalle solite facce nei banchetti dei mercati che nessuno si fila. Ci sarà anche una valida motivazione, non vi pare ?

 

 

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