Parole in libertà con Luigi Iannone. Per capire lui e il suo “Ubbidiente democratico”

 

Luigi Iannone é una delle figure di spicco nello scenario culturale italiano. Il suo ultimo lavoro, edito da Idrovolante Edizioni e in uscita già dal 12 settembre 2016, intitolato “L’ubbidiente democratico – Come la civiltà occidentale è diventata preda del politicamente corretto”, si discosta parecchio dagli scritti precedenti dell’autore. In questa intervista, Luigi ci svelerà le ragioni che lo hanno spinto a non addentrarsi completamente nei dedali del politicamente corretto, alcuni lati del suo carattere, dei suoi trascorsi e del suo pensiero. Ad emergere é il giornalista pubblicista ed un saggista, dalla penna fine è dalla profondità di sintesi, non comune a molti. Nel suo piccolo ma incisivo pamphlet, mostrerà i segni distintivi di una falsa critica allo status quo del politicamente corretto e del ‘Pensiero Unico’, canzonando amabilmente le capriole sintattiche e lessicali dei maître à penser della cultura dominante; accomunati da un bisogno accademico della “normatività” di cosa è bene e di cosa è male, dediti all’apologia e agli automatismi del «realismo materialista». Certo, non scopriamo oggi un autore che nei suoi articoli e saggi, pubblicati su tanti quotidiani nazionali, sulle riviste culturali e filosofiche più importanti degli ultimi anni, che ha ampiamente dimostrato il suo valore. Semplicemente, secondo noi è sempre il momento di dare spazio alla scelta di un uomo che sin da giovane, dichiarò guerra al conformismo e al consenso che straborda nella società occidentale, mantenendo la parola data. Quella di Luigi, vuole essere una maniera diversa di continuare il percorso intrapreso, andando oltre gli schemi di una certa letteratura, dalle pagine di un pamphlet che parla anche di lui; avvicinandoci così, alla lettura di un autore di saggi, comprensibile a tutti. E basta questo per comprendere che é un’ottima occasione, per conoscere un uomo dall’intuito sorprendente.

 

 

 

Luigi, benvenuto su Destra.it. Nel tuo ultimo lavoro “L’ubbidiente democratico” edito da Idrovolante Edizioni, parli anche della tua esperienza nel Fronte della Gioventù di Caserta e di quell’atmosfera che hai definito essere da “carbonari”. In sintesi, perché hai scelto di inserire in un pamphlet che e’ un continuo destarsi dal politicamente corretto, la tua esperienza nei giovani dell’antico MSI ?

 

Perché anche io ho scheletri nell’armadio. Ovviamente scherzo. Però era necessario partire da una esperienza personale. Non volevo passare come il censore di turno; un Savonarola in sedicesima che si erge alto giudicando i costumi altrui. Sono partito dall’esperienza nel Fronte per spiegare che, anche nel momento in cui si sprigionano le più alte idealità e passioni, vi può essere qualche piccola ‘svista’. Gli anni che passano servono però a ricalibrare alcuni posizionamenti anche se del mio brevissimo impegno politico, quella rimane la fase più esaltante. Leggevo Evola e credevo di conoscerlo ma invece non ci avevo capito quasi nulla; pensavo che la Storia iniziasse e finisse col Fascismo, ed invece non era così; pensavo che avrei cambiato il mondo grazie a talune di quelle idee ed invece non è andata (e non poteva andare) in quel modo. Ma avevo quindici anni. Il libro si occupa di persone più che mature che continuano imperterrite a raccontarci e a tentare di convincerci che questo è il migliore dei mondi possibili e dovremmo essere grati alla civiltà democratica del Terzo millennio. E non è affatto così.

 

 

 

Nei capitoli che hai dedicato a Kennedy, al cantante di “Magazzino 18” Simone Cristicchi, a Konrad Lorenz e all’ultimo giapponese Hiroo Onoda, mi è parso di scorgere un’attenta disamina che ammicca alla realtà dei veristi. Se ti dico che è meglio tirare fuori dal vero il nocciolo della realtà senza cascare nel verismo, sei d’accordo ?

 

Hai citato quattro personaggi che tirano in ballo lo stesso argomento: il revisionismo. O meglio, il modo con il quale gran parte della storiografia ha letto il Novecento. Bisogna avere il coraggio di leggere i fatti del passato senza essere strabici e soprattutto senza fare il tifo per l’una o per l’altra parte. Perciò, grazie a pubblicazioni uscite in lingua inglese sappiamo che Kennedy, in visita in Germania e in Italia, rimase affascinato dal nazismo e dal fascismo. È un fatto non una mia constatazione. Lorenz fu un grande etologo, forse il più grande, di cui ora scoprono avesse simpatie nazista. Ma, al contrario di Kennedy, queste simpatie erano note da sempre. Hiroo Onoda fu un combattente d’altri tempi e non ‘l’ultimo giapponese’. Restò a combattere per decenni, anche a guerra finita, e fu deriso da molti. E poi le foibe. Una vergogna indicibile che i comunisti hanno negato finché hanno potuto. Occhetto disse gli era giunta voce di questa cosa solo dopo la caduta del Muro. Tutto questo non significa esaltare il fascismo o il nazismo, condividere talune asserzioni e rifiutarne altre. Significa solo mettere i tasselli della verità uno dietro l’altro senza nascondere nulla. Ma vedo che danno ancora fastidio. E allora visto che provocano reazioni scomposte, ci torna sopra apposta.

 

 

Scopriamo un Luigi che vorrebbe chiudere le scuole perché sono « un tipico esempio di istituzione su cui gravano facoltà salvifiche». Al di là dei baronati, degli accademici, dei cooptati, del libero culto e della concezione gentiliana, ti sarai pure fatto un’idea sulla scuola che vorresti ? 

 

A scuola ci andavo controvoglia. Da sempre adoro leggere, ma la scuola no; non la sopporto. Il mio giudizio è forse segnato da questa mal sopportazione anche se resto convinto che il 99% delle cose le impariamo fuori dalla scuola. Ma quel ‘chiudiamo le scuole’ alla maniera di Papini è soprattutto una provocazione. Visto che da decenni si parla solo di cattedre vacanti, precariato, supplenze, baronìe, trasferimenti illegittimi, intonaci che crollano, carta igienica che manca, professori che si lamentano, concorsi truccati e potrei continuare per molto, quale sarebbe l’utilità della scuola? Lo chiedo al lettore e lo chiedo a me stesso. Raramente sento o leggo analisi sulla ‘bontà’ della scuola italiana. Sono certo che la gran parte dei docenti faccia del loro meglio e anche di più, ma è l’intero sistema che va a scatafascio. E a dirlo sono per primi loro, i docenti. Perché dovrei difenderla io?

 

 

Mi hanno incuriosito i due paragrafi: quello che mette in luce “La bufala dell’arte contemporanea” e “Non toccare il mio Fuffi”, dove racconti l’alienazione mentale di quelli che invertono i ruoli con i propri animali domestici. Cosa ti senti di dire a coloro che affermano “l’arte è bella tutta” e ai tanti che rivolgendosi al loro animale domestico, dicono “vieni dalla mamma” ?

 

L’arte contemporanea è in linea di massima una presa per i fondelli. Non capisco come si faccia a rimanere con sguardo assorto per ore fissando un bidet, un cavolfiore, una pinza, delle chiavi oppure dei vetri rotti. Ma è tutto un modello di società che sta stravolgendo i propri punti di riferimento. In un altro paragrafo cito, per esempio, l’eccessivo attaccamento nei confronti degli animali domestici. E lo faccio non perché io li disprezzi ma perché, in molti casi, appaiono come atteggiamenti di intimità eccessiva. Siamo capaci di fare il male peggiore ad un nostro collega o al vicino di pianerottolo negandogli una parola di conforto, un gesto solidale o un aiuto e poi, un attimo dopo, postiamo la foto con il gattino in braccio che rifocilliamo col biberon.

 

 

Ne hai pure per i maître à penser del politicamente corretto qual è Benigni. Però, l’austerità moralizzatrice fa parte di un unicum dalle tante bocche di fuoco, non trovi ?

 

Benigni è il paradigma. Ho preso lui ma potevo prenderne uno a caso che passa dalle parti di Fabio Fazio. Benigni rappresenta il pensiero unico in ogni sua variazione. Qualunque cosa dica o faccia siamo costretti ad incensarlo. Faccia il guitto o legga Dante, ci parli della Costituzione o affronti temi sociali è sempre dalla parte della ragione e della verità. Insomma, non voglio tirarla per le lunghe, ma si sarà capito: a me i ‘duri e puri’ della morale, che la sanno lunga sulla vita e su tutto il resto fanno paura. Rivendico il diritto di dire che il dito medio di Cattelan non è arte, che Benigni è sopravvalutato di molto e che la nostra società si sta lobotomizzando seguendo la logica del politicamente corretto.

 

 

Questo è un libro completamente diverso da quelli cui ci hai abituati. L’argomento principale è uno, dipanato in quasi tutte le sue forme, con molteplici esempi. Leggendolo, ho avuto l’impressione che non basterebbe un libro per ogni singolo argomento. Non credi che i tasselli del “mosaico” che volevi costruire, non siano del tutto completi ? Mica tutti i saggi sono scritti con «pedanti ed inefficaci sofisticherie»…

 

Sì, è vero. Da ogni paragrafo avrei potuto tirare fuori un libro. È forse la prima volta che non pubblico il classico saggio ma, in realtà, questi argomenti sono l’altra faccia della medaglia. Nei saggi si indagano aspetti generali e spesso si rinuncia a spiegare quanto i grandi fenomeni incidano poi nella vita di tutti i giorni. O meglio; lo si accenna senza scendere nei minimi particolari. Con questo libricino ho fatto il percorso inverso. Racconto fatti, aneddoti, vizi e virtù di ognuno di noi e da essi il lettore potrà farsi una idea della decadenza del nostro tempo.

 

 

Nello scritto, racconti della tua amicizia con lo storico e filosofo tedesco Ernst Nolte, scomparso il 18 agosto 2016. Hai intenzione di continuare alcuni dei suoi studi e quale in particolare ?

 

Nel libro gli dedico un paragrafo ma non mi fermerò qui. Ho altre idee che mi frullano per la testa. Purtroppo per me, l’ho conosciuto tardi. Per molto tempo ero convinto fosse morto. Come uno stupido, per anni, non ho nemmeno consultato internet digitando il suo nome. Leggevo i suoi libri come se fossero stati scritti da uno storico vissuto chissà quanto tempo addietro. E ogni volta che ci incontravamo non ho mai avuto il coraggio di confessargli questa mia mancanza. Anche quando qualche mese fa sono andato a trovarlo a Berlino non l’ho fatto. Dovevo ritornare da lui ai primi di settembre e, tra le altre cose, mi avevo ripromesso di dirgli finalmente questa cosa ma la Morte è arrivata prima.

 

 

Parlaci del tuo prossimo progetto editoriale. Cosa bolle in pentola e c’e’ già un tema che intendi approfondire ?

 

In realtà, ho quasi finito un libro scritto insieme ad un’altra persona. Sarà pure questo una novità rispetto ai miei libri precedenti. La cornice saranno taluni film d’autore. Ma per la pubblicazione se ne riparlerà nel 2017. Sempre l’anno prossimo dovrebbero uscire altri due volumi che sto curando ma ti aggiornerò perché sono a metà dell’opera.

 

 

Luigi Iannone

L’ubbidiente democratico

Come la civiltà occidentale è diventata preda del politicamente corretto

Idrovolante Edizioni, 2016

 Ppgg. 136, euro 13,00

 

Info: http://www.idrovolanteedizioni.it/

 www.luigiiannone.it

 

(Fonte: http://www.destra.it, Francesco Marotta, 06/10/2016)

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