I “moderati” di Abel Bonnard rinascono nelle repliche moderne

 

Abel Bonnard è senza dubbio una delle penne più taglienti e raffinate di Francia. Nato nel 1882, un anno prima della scomparsa di Joseph Arthur de Gobineau, sostenitore del «maurrassismo» delle origini, poeta in Patria, scrittore dallo stile irripetibile e saggista discutibile, nel 1932 venne eletto membro dell’Académie française ed appena quattro anni dopo, pubblicò Les modérés. Un saggio e una veduta prospettica sulla III Repubblica che disprezzava profondamente.

Sono gli anni in cui il Fronte popolare ha da poco vinto le elezioni, dei socialisti e radicali al governo, sostenuti “indirettamente” dal Partito Comunista. È davvero troppo per il monarchico Bonnard ma è da stimolo per il letterato e l’attento osservatore, in cui convive e compete una personalità politica e analitica, dalla notevole vivacità.

L’introduzione di I Moderati a cura di Stenio Solinas, tradotto e pubblicato da Oaks Editrice, apre uno squarcio su “Questo male del Secolo”, presentando un autore che analizza ogni affranto del paradigma della mediocrità e di quel «tipo umano» che ben si adatta ad essere, la raffigurazione di una società vanesia; individuale e delle opportunità personalizzabili.

Ad emergere è l’indifferenziazione dei contesti nei quali agisce la moderazione, nelle ideologie ottocentesche ed in quelle del Novecento: alla destra e alla sinistra di Bonnard, nei gangli di una nobiltà sferzata dai venti liberali e da quelli di una borghesia dedita all’amministratività dei privilegi, la politica e l’identità francese, l’interesse di un intero popolo, sono un orpello da esibire fino a quando si presenta, la convenienza della rendita di una posizione e la possibile, gestione di una carriera.

Abel, narra quei moderati che si affacciano sulla scena politica francese che «non hanno altra politica, quando si credono minacciati, fuorché concludere col nemico degli accomodamenti particolari». Una prassi che ci riporta all’Upper Class del capitalismo clientelare, ai suoi dogmi, tabù e mentalità che investono il tessuto socio-culturale, politico, economico e finanziario.

Ad essere esaminato minuziosamente è l’«Io» smodato che ha eletto i salotti buoni a Parnaso della managerialità, dell’esistenza da prêt-à-porter dalla varietà di idee e banalità, indistinguibili l’una dall’altra. Un non luogo «dove si elabora lo spirito che demolirà la casa», circondata da una rappresentatività dell’incompetenza e dalla noia “rassicurante” dei burocrati petulanti.

Le intuizioni dell’autore sono incardinate sulla critica al classicismo retorico, alla destra ottusa e bigotta, scrutando un conservatorismo ed una monarchia che pur dicendo di non essere moderati, quasi sempre si collocano al centro. In direzione di quel «repubblicanesimo» delle norme relative all’economia degli anni Trenta e «nelle correnti d’aria della politica, pronti a fare qualunque cosa pur di diventare ministri quanto incapaci di far nulla quando lo sono diventati».

Questo scritto ha il sapore amaro di un requiem premonitore che per la sua cifra letteraria, annuncia un futuro identico ad un passato cui Bonnard non si arrese, proiettandoci sulle linee stabilite dal fato «fino a che la Rivoluzione non distruggerà la Repubblica, la Repubblica servirà la Rivoluzione», sino a rivalutare di nuovo il carattere particolare della cultura arcaica.

Ma in particolare, le sue proprietà immanenti che come ha scritto Ernst Jünger, esulano da una contemplazione perpetua di un «inquieto e nostalgico desiderio» del passato, giunto oltre il crepuscolo; divenendo ciechi e miserabili, dinanzi alla spietatezza del presente che ci impone di non ridurre tutta un’esistenza, all’essere una «bizzarra carta geografica dell’inquieto e nostalgico desiderio umano».

Un pensiero che molto probabilmente balenò nella testa di Bonnard, quando divenne uno dei ministri dell’istruzione del governo di Vichy e sopratutto a fine guerra. Morì a Madrid nel 1968, dopo dieci anni di esilio per la scelta «collaborazionista», lontano dalla sua terra e nell’Utopia di un’aristocratica che rimanda all’Urbe. Raccontandoci con squisita maestria de “I Moderati” di ieri e di oggi, della rapacità dei diritti e privilegi di pochi.

Abel Bonnard

I Moderati

Oaks Editrice, collana Ribelli, anno 2017

Pagg. 178, euro 14,00

http://www.oakseditrice.it/

 

(Fonte: http://www.destra.it, Francesco Marotta, 14 marzo 2017)

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