Il romanzo “Show Down” di Augusto Grandi. Un colpo da knock-out

 

Augusto Grandi è il Baffo più famoso del giornalismo italiano. Nonché, senior fellow
del Centro Studi Polaris, del think tank di geopolitica Il Nodo di Gordio, direttore di Electomag e voce di Electoradio. Dalle pagine del suo Blog Girano (https://girano.blogspot.com) non si è mai risparmiato a mettere nero su bianco le sue celebri stilettate, al vetriolo, analizzando con acume quello che succede nello “Stivale” e all’estero, ma questa volta ha deciso di superarsi, scrivendo un romanzo per Eclettica Edizioni.

Il periodo alla redazione piemontese del Sole 24 Ore è lontano. Ora, l’impegno con altre attività e quel mai volersi tirare indietro, per Augusto ma anche per ognuno di noi, rappresentano la resa dei conti che dobbiamo affrontare, prima o poi, con noi stessi e, con quello che succede. Il titolo e il senso del racconto, “Show Down”, sono come un secchio d’acqua fredda in faccia. Il protagonista è Dario Lo Giudice, un meridionale trapiantato a Torino. Un faccendiere dell’imprenditoria torinese, che dovrà vedersela con quello che raffigura alla perfezione.

Una piccola parte del meccanismo sincronico del più ampio “Sistema Torino”, finalizzato alla cogestione della città, nella penombra creatasi nel corso delle giunte comunali di Castellani, Chiamparino e Fassino. Negli anni dell’elevazione a «Sistema» di una consorteria di potentati che hanno lottizzato la città della Mole, spartendosi gli anni del dopo Tangentopoli, della Seconda Repubblica, sino alle Olimpiadi ed al successivo dissesto finanziario Al quasi irrimediabile decadimento, etico e morale della città.

In questo scenario surreale, Lo Giudice riuscirà a riprendersi dalla routine giornaliera di un uomo anziano, destandosi a fatica da una condizione che permea gli strati sociali del ceto medio e della borghesia. Scontrandosi, con la realtà degli esclusi, pur addentro alla politica del voto di scambio, «ai soldi guadagnati affidando incarichi a idraulici e muratori in cambio di mazzette». Tuttavia, riuscirà a comprendere che lo stile, il mantenere la schiena dritta, il guadare una spanna di là dalla punta delle scarpe e prodigarsi nella generosità, tirando fuori l’audacia che ci vuole nei momenti peggiori, sono le fondamenta della Politica.

Mentre i suicidi per “Iniquitalia” piovono a flotte, realizzò che «i boia di un tempo non pretendevano, dopo, di avere una vita sociale». La Torino radical chic dagli atteggiamenti di una morale vantaggiosa, gli intrecci politici e affaristici, il verminaio degli imbucati delle campagne elettorali e l’informazione di servizio, lasceranno il posto ad un nuovo amore senza tradirsi. Vivendo in prima persona la probabile fine della dicotomia cartesiana destra-sinistra, e, percorrendo in anticipo, il cambio epocale della Politica che stiamo attraversando oggi.

Il romanzo di Augusto ha il pregio di trasmettere al lettore, l’immancabile ironia e la semplicità adamantine che lo contraddistinguono. Costringendoci a riflettere su quello che continuiamo a sottovalutare, senza voler assumerci l’onere di capire. Chapeau ! Perché il suo, vuole essere anche un monito, agli “strateghi” che ci hanno portato in questa situazione. La pacchia, per quanto sia durata, è finita. E nulla, questo è certo, sarà più come prima. Augusto sa che siamo nel mezzo di un periodo che non durerà in eterno e che ha dietro la complessità di un’epoca. Ma lui, ne è consapevole. Lui…

 

Augusto Grandi

Show Down. La resa dei conti

Eclettica Edizioni, 18/05/2018, Ppgg.120, euro 13.00

 

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