Il punto (di Andrea Piran). La carta stampata il web e la critica

 

La lenta trasformazione delle riviste cartacee in riviste on line, per ragioni di costi e per motivi di diffusione, è una tendenza considerata da molti ormai inarrestabile. Se, dal punto di vista della ragione economica, la questione sembra semplice, per ciò che riguarda la critica lo è decisamente meno. La rivista web ha essenzialmente due modelli: o la versione ad articoli separati raggruppati in un indice, utilizzata generalmente da chi non va in stampa, o la versione unica che riprende più o meno fedelmente l’impaginazione cartacea che va in edicola e ognuno di questi modelli ha un certo impatto con ciò che chiamiamo critica.

Oltre all’aspetto valutativo, la critica ha un compito di divulgazione, o promozionale cioè, se l’attività fondamentale è stabilire il livello artistico di un’opera, un aspetto secondario è quello di porre all’attenzione di un lettore un artista sconosciuto. Il metodo canonico delle riviste cartacee per ottenere lo scopo di porre all’attenzione del pubblico un nome minore è quello di utilizzare la copertina per attirare l’attenzione del lettore, utilizzando un nome noto, ed utilizzare gli articoli secondari per parlare di artisti emergenti. Questo meccanismo può essere usato anche nei termini argomento di richiamo ed argomento di nicchia per questioni culturali generali e funziona per via di un meccanismo che è quello che, sfogliando la rivista, un articolo passa comunque sotto l’occhio di un lettore. In questo contesto, ciò che ha visibilità eleva ciò che non lo ha in virtù del fatto che funziona come un riflettore su ciò che è oscuro.

La classica pagina web consente invece il salto, ossia un lettore può passare direttamente all’articolo d’interesse senza passare attraverso il resto della rivista e questo, se da un lato rappresenta il principale fattore di comodità del formato, ha un impatto oscurante verso gli articoli di nicchia. Essendo l’elemento percepibile il titolo dell’articolo e/o una foto e/o un occhiello, ne deriva un’ipotizzabile aiuto verso la tendenza naturale a leggere solo quello che interessa. Dato che non si dispone di una quantità di tempo infinita, è sempre necessario effettuare una selezione in base ad un qualche criterio e condizione indispensabile affinché qualcosa possa essere scelto è la visibilità, poiché l’immagine è il meccanismo principale, in una cultura visuale, per sapere che una cosa è diverso da un’altra. In questo contesto, qualcosa che è scarsamente visibile diventa anche difficilmente sceglibile al punto che, in termini culturali cioè relativi, ciò che non si vede, o percepisce, coincide con ciò che non esiste.

L’invisibilità, in questo contesto, è funzione del mascheramento operato dall’elemento di richiamo rispetto a quello secondario ovvero, col variare del media, ciò che trainava, ora nasconde. Questo è dovuto al fatto che se, nella versione cartacea, i campi di attenzione erano separati i.e., copertina per l’elemento principale e zone dedicate per altri elementi. La versione web obbliga tutto a stare nella stessa pagina principale creando una specie di campo di battaglia visuale per l’attenzione dell’utente. Essendoci un rapporto tra necessità di completezza e di filtraggio, è evidente il compito delicato dal punto di vista editoriale di trovare un limite alla quantità di articoli pubblicabili, tenendo anche conto che non esiste più quel limite naturale del numero di pagine di una rivista e, pertanto, lo scenario più pessimistico è quello in cui più si pubblica e meno si può diventare leggibili a causa della minore leggibilità. In definitiva, un esempio di come un certo tipo di libertà e.g., l’assenza di vincoli di dimensionamento, comporti delle problematiche culturali rilevanti.

Andrea Piran

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