La società della digitalizzazione del capitalismo predatorio

 

Comprendere i meccanismi che regolano la digitalizzazione e l’impianto delle grandi multinazionali del settore, può portare ad uno stato parossistico. Ma l’esasperazione che disvela la società della digitalizzazione, è uno dei risultati degli sforzi che compiono le startup della Silicon Valley, alla continua ricerca di nuovi desideri da rimpiazzare a quelli vecchi. I colossi come Google, Facebook, Netflix, Uber e Spotify, sono passati dal prevedere i desideri al crearne sempre di nuovi. La quotidianità, scandita dal potere che viene esercitato mediante la dipendenza degli strumenti delle piattaforme che includono la mediazione e l’intermediazione, rappresenta ormai gran parte del nostro tempo sottratto alla socialità.

Questa «servitù volontaria», viene descritta fedelmente da Phillipe Vion-Dury, giornalista molto attento alle dinamiche sociali e ai nuovi modelli di business e tecnologie ed è l’argomento principale del suo primo saggio intitolato La nouvelle servitude volontaire : Enquête sur le projet politique de la Silicon Valley. Uno scritto che stimola il pensiero sulle sollecitazioni degli algoritmi che ci spingono a cercare nuove amicizie, amore, sesso, partecipazione e quant’altro, sulle piattaforme ideate in California.

È facile dedurre, quanto le aziende della Silicon Valley, siano a conoscenza di ogni minimo particolare che ci riguarda. Ma lo è ancor di più, l’utilizzo di queste informazioni che possono essere impiegate per farci agire secondo il loro interesse. Trattasi dello stesso potere ma con diverse sfumature del mercato economico-finanziario, incentrato sulla manipolazione. Altro non è, se non un qualcosa, di molto peggiore. Seguendo la scia tracciata da Philippe Vion-Dury, forse è il caso di infrangere l’uomo come “animale sociale” di Aristotele, riadattato falsamente ai Social Media e a tutte le nuove tecnologie.

l filosofo greco aveva ben in mente quello che voleva intendere: un individuo singolo al di fuori della sua comunità, è un «uomo che non può realizzare la sua più intima natura, cioè lo sviluppo e l’esercizio della ragione». Un concetto fondamentale, completamente rovesciato dalla totalità onnicomprensiva dei colossi dell’hi-tech. Dell’avanguardia del capitalismo predatore che indebolisce gli stati, già ampiamente dissanguati dal neoliberismo economico e dal liberalismo culturale. Siamo ormai un tutt’uno con il grande centro commerciale globale qual è Internet, dove tutto è permesso ed è facile credere sul serio alle doti “meravigliose” dell’avatar che abbiamo creato. Non facendo altro che lasciarci sfruttare per consumare di più.

Un meccanismo molto articolato che condiziona il libero arbitrio di ognuno di noi, stimolando l’immaginazione di un altro tipo di esistenza che non corrisponde, alla desolante realtà di una alienazione perpetua. Ne sono un esempio: la sfera affettiva ed emozionale che trasmettiamo indistintamente, familiarizzando con dei perfetti sconosciuti e considerandoli per ciò che non sono, le buone raccomandazioni delle multinazionali su come riuscire a metterlo in pratica dagli amichevoli quadretti Peace & Love; riuscendo indisturbate a trasformare, il nostro mondo in un dominio della permissività di controllo. In perfetto stile, con le manie coloniali e politiche, del “messianesimo” protestante americano.

Le linee guida della Silicon Valley, seguono la rotazione delle correnti di pensiero diverse, passando dalla mitizzazione degli inventori come Steve Jobs, Steve Wozniak , Elon Musk , Sergei Brine ed altri, al recente “angelismo” di una visione del mondo che si basa sulla logica della semplificazione delle macchine. Ma dietro tutto questo, nel nome della connettività come diritto umano e del Wi-Fi libero per tutti, il capitalismo predatorio della Silicon Valley, punta esclusivamente ad aggirare le limitazioni delle regolamentazioni degli stati per evadere le tasse, provando ad aggiustare le norme fiscali sui parametri voluti. Erigendo così, un monopolio inattaccabile.

Decantando le lodi di una “gratuità” da distribuire all’umanità, quale fosse un dono dall’alto, come quelle del capitalismo verde che imperversa con i suoi boschi verticali, le compagnie telefoniche quasi a costo zero e l’esibizionismo di un abbigliamento giovanile che invoglia al “nuovo”, quasi sempre indosso ai manager di Facebook ed Instagram. Null’altro, se non il paravento della fluidità liquida del commercio di beni, servizi e capitali. Però, malgrado il corso delle cose e le evidenti commistioni tra la Silicon Valley e Wall Street, le possibilità di ribellarsi a questo dominio, risiedono nel sentire plurale, individuale e metafisico. Nessuno esclude l’altro, partendo dalla consapevolezza che ognuno può e deve essere, riconosciuto per quello che è.

Per ciò che riguarda una risposta plurale, possiamo fare appello, innanzitutto, alla Politica ed al «correttivo al potere del denaro» abbozzato da Costanzo Preve. Oppure, decidendo di rivolgerci alle forme istituzionali, qualunque esse siano, che possono mettere un argine alla marea montante. A tal proposito, ricordiamoci che il caso Zuckerberg è solo una goccia nel mare…Se invece si è convinti della necessità di una battaglia individuale, la sensibilizzazione su queste argomentazioni, è il punto di partenza. Quanto lo sono gli impulsi per un uso moderato e consapevole delle nuove tecnologie e piattaforme, riconoscendo l’urgenza di una de-colonizzazione di un ambiente pressoché, automatizzato.

Parecchio importanti, sono gli aspetti metafisici e il pensare alla propria relazione con il mondo, il potere di compiere un’azione ed agire non per sé e né per un fatalismo astruso ma bensì, contro la retorica del capitalismo. Recuperando, la cognizione di essere parte di una comunità che è tale, soprattutto quando si ritrova dinanzi alle problematiche che le epoche presentano, facendone saperi e ripristinando il proprio spazio pubblico. Cogliendo quelle Irradiazioni chiare e scure, come direbbe Jünger, la loro essenza, per adoperarsi con una sorprendente incisività.

Fare finta di nulla è come arrendersi al nonsenso in cui siamo imprigionati. Volontariamente…

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