Arriva a BookCity il “Processo a Julius Evola”. Intervista ad Andrea Scarabelli

Torna BookCity e quest’anno ci aspetta un appuntamento imperdibile. Andrea Scarabelli, Direttore della Rivista «Antarès» e della Collana «l’Archeometro» di Edizioni Bietti, vicesegretario della Fondazione J. Evola, assieme a Gianfranco de Turris, animerà un dibattito/provocazione intitolato “Processo a Julius Evola”. La data è sabato 17 novembre 2018, dalle ore 16.00 alle ore 17.30, presso il Circolo Filologico Milanese in via Clerici n 10. Luogo in cui avrà inizio «un processo, con tanto di accusa e di difesa ad uno dei filosofi più controversi del Novecento». A difendere il Barone ci saranno Andrea e Gianfranco che dovranno vedersela con l’accusa, impersonificata da Antonio Carioti, giornalista e caposervizio delle pagine culturali del «Corriere della Sera» e del supplemento «la Lettura», assistito da Davide Bigalli che ha insegnato storia della filosofia all’Università degli Studi di Milano. Introduce Gianluca Montinaro e modera Francesco Specchia. Vincerà l’accusa o la difesa? L’oggetto del contendere è il lascito del filosofo, pittore, poeta e scrittore, italiano: «Julius Evola, è stato un cattivo maestro o pensatore originale?». Ma soprattutto, «qual è oggi la sua eredità filosofica e politica?». Intanto, prendete nota e lasciamo la parola ad Adrea Scarabelli. Vediamo un po’ cosa ha da dirci in merito.

 

 Andrea, bentornato su Destra.it. Il titolo della conferenza che si terrà a Milano il 17 novembre è parecchio allusivo. Siamo sicuri che ci sia bisogno di imbastire un nuovo “Processo a Julius Evola”? La memoria torna al processo ai FAR, in cui fu coinvolto. Per Evola fu una vera e propria persecuzione ad personam, a un pensiero e a un’intelligenza ritenuta scomoda…

Grazie a te, Francesco, è sempre un piacere. Dunque: l’idea del “processo” è venuta all’editore Mursia, ma i diretti interessati hanno accolto ben volentieri la provocazione. È chiaro che il “processo” che si terrà al Circolo Filologico Milanese sarà ben diverso da quello dei FAR… (il quale, è sempre bene ricordarlo, si chiuse con la completa assoluzione del diretto interessato in primo grado). Se sei d’accordo, ribalterei piuttosto la domanda: si potrebbe dire che Evola è un autore posto quotidianamente sotto processo dalla cultura ufficiale e generalista, di destra così come di sinistra, che gl’imputa vari capi d’accusa. Per alcuni era troppo fascista, per altri lo era troppo poco; per alcuni era un “cattivo maestro”, per altri dissuadeva socraticamente i giovani dall’impegno politico, dalla cosiddetta “militanza”. Ma continuiamo: per alcuni è un provinciale che ha scopiazzato a destra e a manca, spacciando come proprie certe interpretazioni, per altri invece ha interpretato fin troppo, distorcendo certi insegnamenti tradizionali. Insomma, è tutto e il contrario di tutto: nel Belpaese è difficile trovare qualcuno che non abbia nulla da rimproverare al filosofo! Verrebbe quasi da pensare a un complesso freudiano… Possiamo dire che, almeno in questo caso, sarà un processo cui parteciperanno persone preparate, che hanno studiato la sua opera – in maniera critica, magari, ma senza quegli odiosi luoghi comuni che portano a demonizzarlo o a farne un’iconcina da sezione, come è stato scritto qualche tempo fa.

Non rivelarci tutta la linea difensiva che hai preparato con Gianfranco de Turris. Se vuoi puoi farlo, anzi. Però, non prima di averci parlato degli argomenti principali di questa conferenza.

Si parlerà soprattutto della dimensione politica e filosofica di Julius Evola, contestualizzandola ed evidenziandone tanto i limiti (accusa) quanto la portata innovativa (difesa). Per il resto, non anticipo nulla: l’auditorio avrà modo di giudicare da sé…

Per quanto riguarda l’accusa, fattelo dire, non regge. Davide Bigalli e Antonio Carioti non mi sembrano degli acerrimi nemici delle opere e del pensiero di Evola. Non ti pare?

Ma infatti l’idea non era di contattare acerrimi nemici del Barone, che in quanto (aprioristicamente) tali non avrebbero portato alcun elemento di discussione su cui confrontarsi, ma piuttosto suoi studiosi critici, seri e preparati. Per quanto riguarda Carioti, ha parlato spesso di Evola, soprattutto nei suoi due libri dedicati alla Destra del secondo dopoguerra, vale a dire Gli orfani di Salò e I ragazzi della fiamma, entrambi editi da Mursia. Riguardo a Bigalli, invece, sin da quando insegnava in Statale si è sempre occupato di autori controcorrente, cui sono stati dedicati convegni e seminari, spesso co-organizzati dalla rivista Antarès e dalla sua Cattedra di Storia della Filosofia I (oltre ad aver permesso al sottoscritto di laurearsi con una tesi triennale su Spengler e una magistrale su Evola e Jünger…). Sembrano trascorsi secoli, ormai, ma tra il 2009 e il 2011 in Statale organizzammo insieme convegni su Pound e Heidegger, tradizione e storia delle idee, Pasolini ed altri autori di questo genere. Segno che una sana curiosità intellettuale è più forte di qualsivoglia ostracismo ideologico, nonché dei pruriti post-adolescenziali di certi “militanti” – termine che, devo confessarlo, ho sempre trovato aberrante.

A questo proposito, se ti dico che ad Evola hanno fatto più male le letture superficiali e parziali delle sue opere, le storie romanzate sulle improbabili vicinanze al Barone del celodurismo destrorso e gli slogan politici dei “militonti” che ripetono, come fossero mantra, due o tre citazioni prese dai suoi libri?

Be’, ti rispondo che sono d’accordo. Queste letture parziali e spesso puerili quanto pappagallesche – messe a punto da gente troppo impegnata a sopravvivere a se stessa piuttosto che al Kali-Yuga – infangano il nome di un filosofo ben più complesso di quanto non si creda. Molti degli stereotipi affibbiati a Evola si attagliano di più a certi suoi lettori superficiali… Purtroppo per loro, per capire il filosofo romano non basta leggere Orientamenti o due o tre articoli pubblicati online. Bisogna affrontare le sue opere con spirito critico, muovendosi con uno sguardo curioso e interdisciplinare, nonché intellettualmente onesto. Anche perché Evola è uno di quegli autori che spesso risolvono alcune aporie spostandosi su un altro piano. Quando il giovane artista che fu volle colmare le lacune teoretiche delle avanguardie, si rivolse alla filosofia. E quando nemmeno la filosofia gli bastò più, fondò la rivista Ur, e così via. È quello che lui stesso chiamò “il cammino del cinabro”, titolo della sua autobiografia spirituale, edita negli anni Sessanta.

Durante il “processo” verranno presentati due lavori: Il Barone immaginario, a cura di Gianfranco de Turris, e il numero monografico de La Biblioteca di Via Senato dedicato a Evola, a cura della Fondazione. Il primo lo abbiamo già recensito. Per quanto riguarda il fascicolo, invece, cosa vi è stato chiesto per la sua realizzazione?

L’idea del fascicolo monografico evoliano è venuta all’amico Gianluca Montinaro, giovane direttore della rivista. Tempo fa lo contattammo per chiedergli la possibilità di realizzare un inserto dedicato a Evola, in occasione dei centoventi anni dalla sua nascita. Ne fu talmente entusiasta che fece una controproposta: realizzare un interonumero di BvS dedicato al filosofo romano. Abbiamo così preparato un indice, come si fa in questi casi, sottoponendoglielo, e il resto è venuto da sé. Accanto ad alcuni articoli di natura bibliografica – argomento cui è dedicata La Biblioteca di Via Senato – vi sono autentiche ricognizioni sulle varie fasi del cammino evoliano del cinabro, dalla storia delle religioni all’arte astratta, dalla metafisica della storia al suo ruolo di promotore culturale. Che dire? Il risultato mi sembra eccellente, soprattutto per il suo intento divulgativo, rivolgendosi a un pubblico di certo preparato, ma non specializzato di “cose tradizionali” – anche perché, da un punto di vista grafico, non credo che in Italia vi sia qualcosa di più ricercato e raffinato de La Biblioteca di Via Senato.

A proposito, l’ho letto accuratamente. Nell’articolo che hai scritto, Evola e Pound: un incontro impossibile, sono presenti alcuni estratti dell’intervista rilasciata da Evola nel 1971 ad una troupetelevisiva francese. Alla domanda sui rapporti intercorsi tra Evola e Pound, sul pensiero delle idee economiche di Pound e sulla loro conoscenza, cito uno stralcio del Barone: «Ho avuto tra le mani alcune raccolte di sue poesie, e devo dirle francamente di non capire troppo bene perché sia considerato un grande poeta, il migliore dei nostri giorni». I due non si amavano particolarmente, cosa ne pensi?

Mah… Credo che, da un lato, questi “incontri mancati” siano spesso dovuti a una serie di circostanze avverse. Il discorso vale per Evola e Pound, certo, ma anche Céline e Jünger, tanto per fare un altro esempio illustre. Del resto, autori del genere sono spesso universi conchiusi, dotati di una Weltanschauung molto potente, che una volta entrati in contatto collidono inevitabilmente. È una solitudine siderale, per così dire, a caratterizzare questi “eccentrici” (nel senso attribuito al termine da Geminello Alvi e Roberto Calasso), che però si rincontrano nelle librerie dei reciproci lettori. Personalmente, come molti altri studiosi di Evola, adoro i Cantos, reputandoli tra i momenti più alti della poesia novecentesca… D’altronde, noialtri siamo studiosi. E compito degli studiosi è anche quello di mettere a confronto luoghi del pensiero che, da un punto di vista storico, furono reciprocamente impermeabili. Un altro esempio? Evola ha più volte criticato Il trattato del ribelle di Jünger, ma questo non toglie che secondo molti (incluso il sottoscritto, Gianfranco de Turris, Alberto Lombardo e Maurizio Murelli, giusto per fare qualche nome) sia un testo spiritualmente complementare a Cavalcare la tigre e a Orientamenti. Dunque, che dovremmo fare? Rinunciare a studiare comparativamente i due “manuali di sopravvivenza alla modernità”? Essere più evoliani di Evola stesso?

Sugli scopi della Fondazione Julius Evola, pare che qualcuno vi incolpi di “tradire Evola”. Bene, cioè male. Cosa ti senti di dire a questi “illustri” signori della supercàzzola inquisitoria? La cosa incomincia a diventare una fissazione. Basti pensare agli studi, alle ricerche sull’autore e sulle opere, spesso oggetto di manie cultuali a dir poco imbarazzanti.

Hai detto bene: supercàzzole di mascettiana memoria. A queste accuse rispondo che lo scopo di una Fondazione – leggasi: Fon-da-zio-ne – è la ripubblicazione delle opere del filosofo di cui porta il nome e la diffusione del suo pensiero, secondo quanto da lui stesso dettato allorché venne steso questo statuto, cosa che tutti – caso strano – paiono dimenticare. Ebbene, negli ultimi decenni, grazie al lavoro dell’infaticabile Gianfranco de Turris, la Fondazione Evola: 1) ha ripubblicato l’opera omnia evoliana, in edizioni scientifiche e molto curate (privilegio di cui, ahinoi, non godono affatto molti altri autori); 2) ogni anno organizza due convegni dedicati al Barone; 3) pubblica a cadenza annuale un numero di Studi Evoliani, il suo bollettino edito da Arktos; 4) sempre a cadenza annuale, cura e pubblica almeno due libri con scritti di e/o su Evola. Cosa si può chiedere di più? Il fatto singolare è poi che agli “evolomani” sembra dispiacere proprio questo impegno “scientifico”: costoro vorrebbero che le opere del Barone venissero lasciate tali e quali all’origine, nude e crude, come se non fossero trascorsi decenni e non fossero venuti alla luce nuovi importanti documenti… Mero dilettantismo, null’altro.

Speriamo che questa provocazione, il “Processo a Evola”, sia di buon auspicio per rimettere in moto l’interesse delle critiche argomentate sulle opere del Barone. La Fondazione ha in cantiere una serie di incontri. Vuoi dare qualche anticipazione ai nostri lettori?

 Il primo evento in preparazione è un convegno dedicato a Metafisica del sesso, realizzato in occasione dei settant’anni dalla sua prima edizione. Sarà un doppio appuntamento, realizzato in contemporanea sabato 24 novembre a Milano (presso l’auditorium dell’Unitre, in via San Calocero 16) e a Roma (all’associazione Oroincentri, in via Alberico II 37). A Roma il convegno inizierà alle 15.30 e ospiterà interventi di Gianfranco de Turris, Alessandro Meluzzi, Paola Giovetti, Romano Gasparotti e Luca Siniscalco. Il “fronte milanese” si aprirà invece alle 16.00 e sarà composto dal sottoscritto, da Guido Andrea Pautasso, Roberto Cecchetti, Adriano Scianca e Giancarlo Lacchin. Inoltre, per l’anno prossimo sono previsti tre volumi evoliani editi da Mediterranee. Non rilascio anticipazioni, a parte quella del volumone sull’Evola artista da tempo annunciato, più che altro per un’inguaribile scaramanzia. Ad ogni modo, ci sarà da divertirsi…

 

Processo a Evola

BookCity, https://bookcitymilano.it/eventi

Milano, sabato 17 novembre 2018, dalle ore 16.00 alle ore 17.30, presso il Circolo Filologico Milanese in via Clerici n 10

L’accusa: Antonio Carioti e Davide Bigalli

La difesa: Gianfranco de Turris e Andrea Scarabelli

Introduce: Gianluca Montinaro

Modera: Francesco Specchia

Nell’occasione verranno presentati: «Il Barone immaginario», a cura di Gianfranco de Turris, Mursia, Milano 2018 e «La Biblioteca di Via Senato», a. X, n. 10, ottobre 2018, «Speciale Julius Evola (1898-1974)»

 

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