Il vertice di Aquisgrana. l’Italia è a un bivio: tornare a tessere le relazioni internazionali o morire subalterna

È ovvio che dopo il vertice di Aquisgrana e l’uscita della Germania dalla missione Sophia, il discorso cambia. Salvini non sbaglia quando dice che “la missione aveva come mandato di far sbarcare tutti gli immigrati solo in Italia”. La sagra dell’ovvio ma questa volta al momento giusto.  Altra questione importante da non sottovalutare: il vertice Macron-Merkel non è solo l’ultimo colpo di coda dei due politici. Washington, punta tutto su Parigi in chiave anti-tedesca. Il Cancelliere è una frana ma non così sprovveduta. La Merkel in più di 15 anni non ha mai fatto molto per consolidare il rapporto a due, accelerando improvvisamente nell’ultimo periodo. Non è certo un caso, anzi. Basti vedere come Trump ha trattato a pesci in faccia Monsieur le Président in più di un’occasione.

Nelle prossime elezioni europee, verranno presi d’assalto dai movimenti “populisti-sovranisti” ma a rimetterci sarà in primis la Francia, molto piú debole economicamente e con i tumulti interni sempre più pressanti. Per ciò che riguarda la Germania, è bene ricordarsi della fine del mandato del Governo Merkel. Il dibattito politico verte quasi solo sui migranti. Il quale, non dimentichiamolo, incide molto sulle difficoltà dei social-democratici tedeschi. La Germania è alle prese con un aumento vertiginoso dei crimini commessi dai migranti e questo comincia a farsi sentire. Insomma, dobbiamo pur dire che l’accordo di Aquisgrana non è certo il Trattato dell’Eliseo firmato da Charles De Gaulle e dal Cancelliere tedesco Konrad Adenauer. Poi, Macron a nome di chi l’ha firmato? Detiene solo una piccola minoranza “politica” del Paese.

Ma questo è un patto che può potenzialmente indirizzare l’intera politica UE. A questo punto, cosa decideranno le altre nazioni, compresa l’Italia, vista la nullità dell’impianto europeo? L’intenzione di dividere l’Europa in due tronconi era già nell’aria da tempo. La scusa del “pericolo populismo” non regge. Ora però, tocca all’Italia riannodare i vecchi rapporti con la Russia. E questo significa che non è obbligatorio passare per forza di cose da Budapest, visto le spalle voltate in più di un’occasione e nelle sedi che contano. Forse è il caso di imbastire un dialogo costruttivo e non sottotraccia. Ma sarà in grado il Governo Conte-Di Maio-Salvini di adoperarsi efficacemente in tal senso? Intendo, senza precludere anche percorsi che riguardano il Mediterraneo, la Libia, l’Africa e l’Oriente, abbandonati per manifesta subalternità al volere altrui.

 

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