Death in June o l’esposizione di un fantasma

 

La sospensione, poi divenuta cancellazione per volontà di Douglas Pearce, della pagina YouTube dei Death in June per violazione dei termini di licenza del servizio, ed avvenuta nell’ambito dell’attuale crociata contro i “contenuti d’odio” da parte dei gestori dei media, pone una serie di riflessioni sulle ragioni alla base di tali decisioni. L’idea di base i.e., la riduzione della diffusione di contenuti che possano minare i valori alla base della convivenza civile, è condivisibile in linea di principio ma s’incaglia sulla definizione, talvolta vaga, di cosa è pericoloso e ciò fa sì che cominci ad aleggiare lo spettro della censura come strumento d’omologazione culturale.

Un’analisi dei lavori pubblicati in quasi trent’anni rivela la preferenza verso una ricercata ambiguità, anche politica, al posto di un messaggio esplicito e che è centrata attorno alla figura del militante delle Squadre d’Assalto. Dato che Douglas Pearce, figura centrale del progetto, non ha praticamente mai voluto esporre le ragioni di fondo delle scelte artistiche effettuate, l’ascoltatore è chiamato ad un lavoro interpretativo più che a una semplice ricezione i.e., è più assimilabile ad una figura come quella di Francesco Guccini che non e.g., a quella di un Paolo Pietrangeli o Junio Guariento, ovvero non si pone come portavoce delle idee di una parte politica ma ne sfrutta un immaginario a scopi poetici.

L’utilizzo di un’iconografia legata indissolubilmente ad un’epoca, ed a prima vista trasparente nel suo significato, è resa ambigua mediante l’utilizzo di dettagli in grado di far sfumare l’identificazione nell’occultamento. Un esempio tra i tanti è proprio il richiamo al corpo guidato da Ernst Röhm che è stato il primo obiettivo, nonché la prima vittima, di un’opera di normalizzazione sociale cominciata durante quella notte dei lunghi coltelli che è alla base dell’immaginario del progetto. In questo modo la figura eroica del soldato difensore di una società e combattente per i suoi valori, stantia figura retorica di una certa destra nostalgica, viene ribaltata in quella tragica di chi viene tradito, a causa dei propri ideali, da coloro per i quali aveva lottato, figura retorica della sinistra libertaria.

Questo può essere visto come un esempio di come una classificazione di un’opera sulla base del primo impatto visivo possa essere foriero di fraintendimenti soprattutto quando, come in questo caso, utilizzando l’immagine del nemico viene messo al centro qualcosa di simile alla nozione Lacaniana del fantasma. Mentre la narrazione dominante si basa sulla legittimazione del potere sulla base della giustizia i.e., con una giustificazione posizione essenzialmente morale, Douglas Pearce ci mostra come il potere sia legato ad un rapporto di forza che ha come prima vittima l’ideale che si rivela una mera giustificazione propagandistica.

In quest’ottica la sospensione comminata al progetto sembra la reazione di un’industria culturale che non vuole vedere messi in discussione i suoi principi nemmeno dal punto di vista meramente simbolico e sembra puntare verso un’omologazione completa non solo dei contenuti ma anche dell’immaginario.

Andrea Piran

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