Vero o falso secondo i Negativland

 

Uno dei fattori che hanno plasmato i linguaggi artistici contemporanei è la possibilità di riutilizzare facilmente porzioni di opere già esistenti, grazie ai sistemi di registrazione audio/video, facendo nascere il cosiddetto plagiarismo. A questa categoria vengono associate tutte quelle correnti artistiche che hanno come forma di base il collage di frammenti di opere preesistenti e.g., la trasmissione televisiva Blob è probabilmente l’esempio più noto in Italia di questo modus operandi. Il principio linguistico di base è che il significato di un’opera sia dato dai rapporti temporali, o spaziali, dei suoi elementi strutturali e non da questi presi singolarmente e.g., l’esperimento di montaggio di Kulešov sul significato di un primo piano.

Uno dei progetti artistici più rilevanti di quest’area è il gruppo dei Negativland, dedito al plagiarismo sonoro, poiché ha associato una produzione teorica a quella artistica, creando un’impalcatura concettuale che sostiene, e lega, le opere nel corso del tempo: uno di questi temi è la verità secondo i media. Il primo esempio è il disco Helter Stupid, del 1984, che è un audio montaggio che ricostruisce uno scherzo: per giustificare l’annullamento di un tour, spedirono un comunicato stampa in cui affermavano che erano impossibilitati a viaggiare a causa di un ordine restrittivo emesso poiché una loro canzone era alla base di una lite sfociata in un omicidio in Minnesota. Essendo vero il fatto di cronaca, a parte il coinvolgimento del gruppo, la questione arrivò sui media statunitensi, particolarmente sensibili in un’era in cui si dibatteva sulla nefasta influenza della musica sui comportamenti giovanili, pur in assenza di riscontri al comunicato stampa. In questo modo veniva svelato come il meccanismo di divulgazione delle notizie sia basato sulla conferma delle inquietudini sociali.

Il tour del 2000, TRUE/FALSE, venne annunciato da un comunicato stampa che alludeva ad un imminente scioglimento dovuto ai nuovi impegni lavorativi, più o meno inverosimili, dei componenti che si sono rivelati più lucrativi rispetto alla musica. Nel momento in cui nel comunicato è sottolineato che “ci potrebbero essere alcune briciole di verità in queste “informazioni”, ma dove sono esattamente?”, viene messa in evidenza una questione centrale nell’informazione: la veridicità di qualcosa che è verosimile e non può essere verificato. L’analisi è simile a quella di Baudrillard per il quale, nel sistema dei media, la  realtà è sostituita dalla simulazione in quanto indistinguibile da essa.

Queste analisi della contemporaneità sono rimaste in un nicchia culturale fino al momento in cui, per giustificare i consensi ottenuti dal cosiddetto populismo, la stampa liberal(e) introduce il concetto di post-verità nel dibattito politico: una situazione in cui la gente accetta una tesi su basi emotive anziché fattuali i.e., l’assenza di una verità condivisa. Dato che questo concetto viene applicato essenzialmente a questioni politiche dibattute sulle piattaforme digitali, è sottinteso che sia possibile determinare la verità dai fatti, e che questa sia stata finora divulgata dai mezzi di comunicazione tradizionali; in quest’ottica la determinazione della verità è affidata ad un’autorità a cui dare credito.

In questo contesto, il gruppo pubblica il suo nuovo lavoro, True False, interamente centrato sul rapporto tra media ed individui nel momento in cui tutti sono diventati creatori di contenuti grazie alle tecnologie digitali. Il disco è centrato sul perché crediamo in quello che crediamo in un’era in cui quello che sappiamo è, in larga parte, frutto di ciò che ci viene comunicato, non di esperienza diretta. Durante lo scorrere del disco vengono messe in sequenza una serie di situazioni in cui vengono messi in scena gli stimoli mediali di un’umanità sempre più simile al cane davanti al grammofono della copertina, nel momento in cui si rifiuta di domandarsi se quello che ascolta è vero o meno. Riprendendo i principi della logica formale, viene messo in evidenza come l’unica scappatoia sia tollerare l’incertezza, o il dubbio, perché ciò che è vero o falso dipende, in definitiva, dalle nostre assunzioni e dalla nostra voglia di approfondire le questioni.

Andrea Piran

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...