il “Sogno Cinese” è quello mondiale? La Cina di Sun Tzu guarda dubbiosa la Gilda di Xiaoping

 

È giusto guardare la Cina filosoficamente e metafisicamente ma bisogna anche guardare il lato che si discosta dalla carta velina della propaganda e dell’espansione del raggio d’influenza. Le grandi tradizioni, il senso del “Sacro” e la visione del mondo e delle cose, eredità del popolo cinese che influiscono sulla condotta, i costumi, le usanze, non si discutono. Ricordandoci però, che un popolo non ha una “Tradizione” ma delle tradizioni. Ricordandoci anche che il comunismo fa parte di quelle ideologie del ‘900 superate dalla Storia ma ancora ben presente in Cina, quanto lo è il neo-liberalismo in Europa. Anche qui, bisogna chiarire: l’Europa continentale, sotto l’egida dell’ideo-centrismo occidentale, non è geograficamente e culturalmente l’Occidente. Quando si parla di Europa, credendola essere l’Occidente, è alto il rischio di fare un po’ di confusione. L’ideologismo occidentale, per cui quello neo-liberale, è un “fatto sociale” totalizzante. Le sue forme principali, quella politica, economica, culturale ed economica, non possono essere contrapposte tra loro. L’Unità, l’unicum del liberalismo, risiede nella sua antropologia il cui fondamento è costituito dall’individualismo e dall’economicismo.

 

Altro discorso sono i legami sociali, i costumi, le credenze, la cultura particolare e le tradizioni che si rigenerano di continuo non essendo dei feticci di un “passato che non passa” ma immanenti del nostro continente. La UE è formata sì da degli stati europei, indubbiamente, a guida occidentale. Ma questi stati, sono facenti parte dell’«Europa sulla terraferma», di una determinata Regione continentale. Un’ovvietà che il “sovranismo”, parliamo di null’altro se non di una destra economica che si rifà in politica e in economia a «Mammona», dagli assunti neo-liberali in politica ed in economia, continua a non capire. Intendiamoci, lungi dal difendere l’UE, consci che trattasi di una governance occidentale che è a capo degli stati europei, nessuno escluso. Fatta questa doverosa precisazione, passiamo ad altro. Innanzitutto, discorrendo delle peculiarità importanti della Cina, senza più occuparci di quelle basilari che riguardano anche la geografia d’Europa (tutti parlano di geopolitica senza neppure conoscere i rudimenti della geografia).

 

La Cina ha una politica interna autonoma e sovrana che coincide con una politica estera legata a doppio filo con una economia di mercato. Questo significa, senza tralasciare gli aspetti più profondi della cultura cinese, tra l’altro mai messa in secondo piano quando opera nel campo delle relazioni internazionali, in quello del mercato mondiale, il comprenderne a fondo le peculiarità. Ma questa mentalità, non è ben visibile nella non ingerenza negli affari interni degli altri stati. In queste settimane dedite all’emergenza sanitaria, è bene non guardare troppo alle accuse rivoltegli oltreoceano, bensì alle collaborazioni multilaterali che riguardano spesso e volentieri degli accordi che includono anche quelli commerciali. Ovviamente, non solo quelli legati all’ONU e perciò della rappresentanza. Stiamo parlando dell’ABC delle azioni e dei rapporti diplomatici: arbitrati, negoziazioni, procedure, vincoli, conciliazioni, controversie, trattati internazionali, diritto internazionale, le mediazioni e le controversie che riguardano il dialogo con tutte le organizzazioni internazionali e della cooperazione; protocolli, sanzioni e pensate un po’ anche la «Sovranità».

 

La politica estera di Xiaoping è pacifica ma quella interna è di tutt’altra natura, senza troppo occuparci delle riforme avviate dopo la morte di Mao (9 settembre 1976), l’epoca del “riformismo” cinese che va dal 1978 al 2012. Un periodo che ha dato la possibilità alla Cina di mantenere un approccio conservativo dei rapporti e pacificatore all’estero, incrementando il rafforzamento interno. Ma questo non ha certo distolto la “Grande Muraglia” dalle aspirazioni egemoniche nel Sud-asiatico: la sfera d’influenza contesa in alcuni stati con gli Stati Uniti e quella in campo internazionale, adottando una politica estera proattiva. Per essere più precisi, dell’espansione commerciale e delle influenze, congiunta ad una industrializzazione e commercializzazione indiscriminate che trovano giovamento dall’isolazionismo apparente degli Stati Uniti sotto la guida Trump.

 

Un vantaggio, coincidente con la guerra commerciale dell’ultimo periodo e le frizioni dovute al debito pubblico americano che in passato era quasi completamente in mano cinese ed ora invece, nelle mani del Giappone. Una combinazione che trova eco nella politica di egemonia estera, contrapposta agli USA. Per ciò che riguarda la politica interna, bisogna pur dire che la Cina non è un monoblocco e non è certo immune dai problemi che concernono la politica interna. In Cina c’è un’opposizione, persino in seno al Partito Comunista Cinese, al Comitato Centrale, nelle provincie, nelle prefetture, nelle contee, nei comuni e nei villaggi. Nonostante questo, la Repubblica Popolare Cinese mantiene un certo criterio abbastanza uniforme per ciò che riguarda il concetto di forza e consenso, riuscendo ad adombrare tutte le contraddizioni che riguardano l’opposizione in seno al partito comunista e, non come si pensa, legate a doppio filo alle azioni di influenza estera.

 

I problemi maggiori di Xiaoping, arrivano dalla reinterpretazione del senso di “armonia” rivisitato dottrinariamente, escludendo aprioristicamente il senso di “equilibro”, ereditato dal taoismo. Per dirla con Olivier Rey e il suo omonimo saggio che parla della «Dismisura», termine calzante, del non rispetto del limite, favorendo l’illimitato senza neppure saperlo: l’imperialismo americano ha ingigantito all’interno della “Grande Muraglia” le stesse disuguaglianze sociali che ritroviamo con diverse modalità in un contesto totalitario, qual è anche quello cinese. Ma è indubbio un dato di fatto che tali disuguaglianze, siano all’ordine del giorno in tutti i continenti del globo terrestre. Piuttosto, bisognerebbe chiedersi cosa abbiano in comune una con l’altra se non uno spaccato tipico, presente in più ordinamenti.

 

Il «vestito d’idee» cinese, quasi unidirezionale, non contempla in toto l’escludere aprioristicamente le società organiche di tipo olistico. Però, considera non disdicevole il passaggio dalle comunità alla società aperta, mantenendo intonsa una forma di centralismo autocratico: alcune comunità sono protette ed altre no, come nel caso di quella tibetana del Sud della Cina, mongola ed altre ancora, trattate come delle minoranze quali non sono. Trattasi di etnie. Questa valutazione delle differenze, improntata sulla vita comune rivolta esclusivamente al centro, spesso è intesa come un’associazione-patto contrattuale che tutta la popolazione e le etnie sono obbligate a stringere con Pechino, foriere più di una complicazione. Ma torniamo all’argomento principale, senza perdere il bandolo della matassa…

 

Nella società cinese, perdura la tricotomia costituitasi dalle esperienze tardo-imperiali e repubblicane, quella politico-amministrativa che è riconducibile alla guerra civile e quella comunista del modello sovietico, riaggiornato però in chiave cinese. Sebbene le tensioni tra lo stato maoista e quello sovietico erano ben visibili ad emergere è stato il modello sovietico. Il Politburo e il Comitato Permanente ne sono una emanazione, quanto la forte centralizzazione che era una delle caratteristiche principali del PCC. Insomma, un regime burocratico e amministrativo che controlla tutti gli organismi statali a compartimenti stagni, alimentando de facto un frazionismo che non era e, tutt’ora non lo è, del tutto convinto delle politiche riformiste con implicazioni globali.

 

Il “Sogno Cinese” e tutto il percorso storico, sommato alle transizioni che lo hanno caratterizzato per raggiungere un’economia socialista ma di mercato, vive in sé tutte le incongruenze dell’aver reso la Cina, parallelamente ad esso, la “fabbrica del mondo”: dai problemi ambientali ai diritti sociali, dalla povertà alla concentrazione della ricchezza nelle mani di una minoranza ricca che si intreccia alle aziende statali e agli affari esteri (in Cina, pensate un po’), dall’urbanizzazione selvaggia e come abbiamo già detto, al problema delle disuguaglianze. E cosa non da meno ad un welfare che tiene in considerazione solo le popolazioni urbane e quasi per nulla quelle extraurbane e rurali.

 

Limitandoci per ora, nell’addestrarci sulle questioni che concernono le grandi banche di Stato, quali sono Bank of China, Agricultural Bank of China, China Construction Bank, Bank of Communications e le “policy banks”, China Development Bank, Export Import Bank, Agricultural Development Bank, impegnate sul versante delle grandi opere infrastrutturali ma anche nei crediti delle aziende cinesi che si espandono all’estero. Un discorso che merita una disamina più accurata. Presto ci torneremo con uno scritto a parte. Lo faremo, avendo bene in mente che il meccanicismo dell’offerta e della domanda è globale, quanto lo sono gli scambi economici che fungono da elemento di mediazione tra i desideri di uno e dell’altro, sedimentatisi non solo in un mercato concorrenziale. Bensì, mediante l’ideologia mondialista e successivamente la globalizzazione. La mentalità-libido del capitalismo che in Cina, risale ancor prima della nascita del Cohong, la “gilda” delle hong, le case commerciali autorizzate al mercato estero durante la dinastia Qing.

 

Insomma, se è necessario risalire alle epoche “dorate” del potere, della ricchezza e degli intrighi di questa “visione del mondo” in Europa, in particolar modo in Italia, vedasi la Firenze tramandaci da Dante Alighieri che ne è l’esempio, quella dei primi istituti di credito e del trasferimento da un luogo all’altro anche dei beni oggetto di commercio, è pur vero che bisogna farlo in maniera esaustiva. Osservando il passato e soprattutto osservando ancor meglio il presente: spesso, molto più complesso di quello che pensiamo. Non vi può essere un mondo multipolare, dove la mentalità è la stessa. A cambiare sono le coordinate e per ora non la sostanza. Questo ad oggi, pare anche essere il tema ricorrente di un domani non molto lontano.

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