L’intervista/ Maurizio Murelli e Antoine de Saint Exupéry. Progetti editoriali e affinità elettive….

 

Maurizio Murelli è un editore milanese con una passione sconfinata per la grande letteratura. Già animatore della rivista Orion e della “Società Editrice Barbarossa”, nonché fondatore infaticabile della neo nata AGA Editrice. In questa intervista — non certo improntata a fargli ricordare la sua militanza nel Movimento Sociale Italiano sin dal 1969, tanto meno gli anni di San Babila e dell’«ambiente estremamente fluttuante» che ha descritto più volte — conosceremo la sua passione letteraria per lo scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry ed un progetto editoriale, dedicatogli con passione e dedizione. Ed ecco allora, dischiudersi un lato di Maurizio che pochi conoscono: la passione per la cultura letteraria e la scrittura, l’entusiasmo per i suoi progetti editoriali, un amore in particolare che tradisce malvolentieri e nonostante tutto, rimane lì ad attenderlo, perché il suo cuore dimora in alto. A tu per tu con Maurizio Murelli che con Aga Editrice, porterà il lettore a conoscere il breve ma intenso volo di Antoine.

 

Maurizio, innanzitutto benvenuto su Destra.it. Prima di parlare dei due libri in uscita dedicati alla figura di Saint-Exupéry, ti va di raccontarci la nascita di AGA Editrice e di cosa ti ha spinto a cimentarti in questa avventura?

«AGA Editrice è la filiazione di una preesistente Casa Editrice, la Società Editrice Barbarossa (SEB), a sua volta filiazione delle Edizioni Barbarossa fondate nel 1979. Se il passaggio dalle Edizioni Barbarossa alla SEB fu dovuto ad un assestamento societario, quello dalla SEB all’AGA lo si deve alla necessità di corrispondere ad una nobile causa; causa per la quale la SEB dovette immolarsi. E dal momento che appunto di nobile causa si è trattato, non mette conto entrare nello specifico.

Comunque, obiettivo primario delle tre case editrici che mi hanno visto tra i promotori è stato quello di assolvere ad una funzione di “milizia editoriale”, ovvero corrispondere alle necessità della mia causa ideale, per la quale sono impegnato più o meno dall’adolescenza. Nello specifico, con lo strumento editoriale fornisco “proiettili culturali” a chi è impegnato sul fronte antagonista, per l’affermazione di una “coltura” originaria, per contrastare la pseudocultura “politicamente corretta” nella sua devastante azione di disarticolazione intellettuale. Recupero, dai giacimenti culturali abbandonati che hanno fatto grande l’Italia, materiali preziosi e li ripropongo. Inoltre propongo la sperimentazione di nuovi confini, nuovi territori, cioè tento di valorizzare nuove “colture” come appunto è stato per Otto Rahn, d’Annunzio e il fiumanesimo e ora Saint-Exupéry».

Sono appena usciti in libreria Saint-Exupéry. Metafore e citazioni e L’Impero dell’Anima, Letture e citazioni , dedicati a “Pique la lune”. I due volumi sono decisamente di taglio “scolastico/divulgativo”. Vogliono essere un’introduzione ad un prossimo lavoro molto più profondo su Saint-Exupéry ?

«Sì, Saint-Exupéry. Metafore e citazioni è decisamente e volutamente schematico e scolastico. Per chi di Saint-Ex non sa proprio nulla e vuole farsi un’idea di massima di questo geniale autore. Il secondo, Saint-Exupéry. L’Impero dell’Anima, presenta invece quattro brevi saggi ed è già un po’ più addentro alla questione del pensiero exupéryano, alla sua letteratura e filosofia. Si tratta di due pre-introduzioni al personaggio Saint-Exupéry e sopra tutto alla prossima pubblicazione INTEGRALE di Cittadella, a cui poi, peraltro, faranno seguito altri lavori dal taglio saggistico».

Leggendo i due libri cosa ti aspetti che il lettore possa comprendere? Qual è il filo conduttore che vorresti riuscire a far cogliere?

«Saint-Exupéry è un caso letterario eclatante. Moltissimi conoscono Il piccolo principe, non tutti sanno chi è l’autore. Ma pochi sanno che Le petit prince è in assoluto il libro più tradotto al mondo, più della Bibbia, delCorano o del Capitale di Marx: ben 246 traduzioni in lingue diverse e persino dialetti. Io posseggo una deliziosa versione in napoletano. Inoltre Il piccolo principe ha venduto oltre 250 milioni di copie, per vendite tra i primi 10 libri più venduti di tutti i tempi. Detto questo io non mi attendo nulla. Nella veste di editore faccio quel che ritengo giusto fare da un punto di vista … come dire? “etico”, sì, etico. Faccio quel che va fatto. Però è pur vero che sarebbe per me gratificante se mi riuscisse di far conoscere ai giovani Saint-Exupéry per quel che veramente è stato, il suo pensiero. Bisogna tenere presente che Saint-Exupéry, molto prima della pubblicazione del Piccolo principe che è dell’aprile 1943, in Francia era uno scrittore famosissimo e apprezzato, fin dal suo primo romanzo Corriere del Sud che è del 1926. Se dobbiamo trovare un corrispondente italiano per livello di fama, mi viene in mente d’Annunzio… come lui pioniere dell’aviazione e sopra tutto anche lui aviatore avventuroso e di guerra.  Il filo conduttore? Quello di Arianna, che ti permette di non sperderti in un complesso e affascinante labirinto concettuale…»

Parliamo delle copertine dei due libri. Le hai scelte perché hanno un certo potere evocativo? A prima vista, sembrano selezionate con un criterio che evidenzia l’esperienza da aviatore di Saint-Exupéry e la sua Cittadella. Null’altro?

«Ho scelto quelle copertine tra quelle propostemi da Andrea Villani — un grafico dilettante (nel senso che si diletta) che per gusti riesce a corrispondermi in modo impressionante — perché secondo me rendono bene l’idea di quel che è stato Saint-Exupéry: un poeta dell’aria e degli ampi spazi, deserto, oceano e aria. Vi è il castello di Carcassonne che mi ricollega al primo libro che ho pubblicato, Crociata contro il Graal e che sotto il profilo di una ideale civiltà – in quel caso quella dei Catari – corrisponde al progetto exupéryano. Inoltre quella città, Carcassonne, è una città cara a Saint-Ex e più volte citata. Insomma, nel suo insieme credo possano rendere uno stato d’animo. Chi si lascia affascinare da quella grafica è già sul giusto sentiero per cogliere l’essenza dell’esperienza exupéryana».

A proposito di Cittadella, troviamo uno scritto interessante di Saint-Exupéry in cui spiega cosa è più importante dell’impellenza di un’azione: “la vocazione che la deve guidare, altrimenti resterà sterile”. Trattasi secondo te di vocazione? Se ti dico che a tal proposito io sono d’accordo con Heidegger quando diceva che «il contemplare è originariamente un prendersi cura, così come l’agire ha una sua visione»?

«Eh, qui la questione si fa complessa. Partiamo dal presupposto che Saint-Exupéry ben conosceva il Così parlò Zarathustra e che di Nietzsche ne era estimatore. Di più, io sono dell’idea che Cittadella è un poema che ha in filigrana quello nietzscheano, con un’ambientazione mediterranea, da un punto di vista dell’architettura letteraria sicuramente più luminoso, solare, cioè meno “cupo” (ovviamente senza nulla togliere al Così parlò Zarathustra che per me sta a pari merito e che con Cittadella è sicuramente uno dei tre libri che sceglierei se costretto in un’isola deserta). Ma, Nietzsche a parte, come ho modo di argomentare nell’introduzione aCittadella io trovo una felice corrispondenza tra l’“umanismo” filosofico a cui aderisce Heidegger e quello espresso in letteratura da Saint-Exupéry. E dunque sì, qui si può tranquillamente parlare di una “vocazione all’azione” che procede al riordino di un paesaggio interiore consentendo di gettarsi nel mondo con una piena e soddisfacente consapevolezza della più autentica natura dell’Uomo».

Nel 1994 Hugo Pratt realizzò il romanzo a fumetti Saint-Exupéry L’ultimo volo. Un omaggio allo scrittore francese, raccontando alla sua maniera «l’ultimo volo» di Antoine, ammantato da un alone di mistero. Parlaci del tuo avvicinamento alle opere dello scrittore e di cosa ti ha colpito in particolare.

«Come sempre capita le suggestioni che ti avvicinano ad un autore sono tante e variamente articolate. Lessi per la prima volta Cittadella nel 1980, nell’edizione Borla che ne ha proposto circa un terzo rispetto alla versione integrale. E ne rimasi come folgorato. Da allora quel libro è per me come una sorta di breviario che di tanto in tanto, al pari di Così parlò Zarathustra e L’arte della Guerra di Sun-Tzu, apro ad una pagina a caso, leggo e mi lascio trasportare in meditazione. Mi ha dato tanto, e tanto – negli anni – ha contribuito alla coltivazione del mio paesaggio interiore. Successivamente l’ho messo in correlazione con il vissuto e la produzione intellettuale di altri, come appunto il d’Annunzio della Prima guerra mondiale, con la sua impresa su Vienna, o Guido Keller, pure lui eroico e avventuroso aviatore dei primordi. Diversamente da questi due eroi italiani, Saint-Exupéry ha avuto la fortuna di entrare nella leggenda assentandosi da questo mondo da aviatore, la sua grande passione, il suo sconfinato amore. Ma potrei fare altri collegamenti, che però ci porterebbero troppo lontano».

Mettiamo che Saint-Exupéry sia riuscito a cavarsela ed i resti del Lockheed P38 Lightning trovati al largo di Marsiglia, siano il frutto di una pessima trovata giornalistica. Cosa gli chiederesti in particolare?

«Gli chiederei di esibirsi, per me solo, come prestigiatore, che è una cosa che mi affascina sempre. E Saint-Exupéry, era uno di quei geni che riuscivano in tante cose: come scrittore, inventore oratore eccezionale… e anche prestigitatore… Ma gli chiederei anche di parlarmi del deserto…»

Quali sono gli scrittori contemporanei che ti invogliano a leggere più di altri e cosa ti piace fare quando non sei impegnato in tipografia e nel lavoro editoriale?

«Sinceramente non ho trovato scrittori contemporanei che mi abbiano particolarmente affascinato. Certo è una cosa azzardata da dire, perché per fare un’affermazione del genere bisognerebbe prima leggerli. Ma stante le recensioni, gli incipit, le quarte di copertina, ancora devo trovarne uno che mi rapisca. Del resto considero che non mi basteranno cento vite per leggere i classici che mi piacerebbe leggere e di cui penso di conoscere il valore intrinseco. Fuori dalla tipografia e dalla mia mansarda dove penso ai progetti editoriali e rimpiango le letture non fatte, le lingue non imparate (a cominciare dal greco e dal latino… quanto mi piacerebbe poter leggere l’Odissea in greco!) mi piacerebbe poter tornare alla montagna, un amore troppo spesso tradito… La montagna è l’unica cosa che mi provoca rimpianti, quasi quanto lo stato di gioia provato nella fanciullezza, che pure per me è stata dura…»

 

 Saint-Exupéry – Metafore e citazioni, a cura di Maurizio Murelli, AGA Editrice, febbraio 2017, Pagg. 112, euro 14,00

 Saint-Exupéry. L’Impero dell’Anim,a a cura di Maurizio Murelli, AGA Editrice, febbraio 2017, Pagg. 160, euro 16,00

 I due volumi si possono ordinare sul sito http://www.orionlibri.net

(Fonte: http://www.destra.it, Francesco Marotta, 7 aprile 2017)

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