L’opinione di Pierluigi Fagan. Virus e il fenomeno diffusivo delle reti

VIRALE. [Scritto “temerario” di pubblica utilità. Lungo e riepilogativo, nulla di nuovo, tipo Terza pagina, per il week end, taglio scientifico e cultura generale]

Virale: “Fenomeno che si comporta come nella diffusione dei virus”. Però, i virus non sono tutti uguali ed i contesti in cui si diffondono neanche, quindi l’espressione è molto imprecisa. In realtà, l’espressione più precisa sarebbe “fenomeno diffusivo in una rete”. Cos’è una rete?

Niente di diverso da ciò che immaginate, tipo rete di porta in campi di calcio, calze a rete, rete per prendere pesci in mare o le farfalle che svolazzano. Ma anche la rete stradale o ferroviaria, la rete dei ripetitori della telefonia mobile, la rete invisibile che collega in interdipendenze reciproche animali e piante in un ecosistema o le economie moderne in tempi di globalizzazione o la “rete delle mie amicizie”. Qui siamo su Internet ovvero la rete delle reti (rete=net ovvero network quindi inter-network, tra network). Le reti semplici sono dei nodi da cui partono quattro fili che collegano ad altri nodi da cui partono quattro fili che … etc. Poi possono esser più o meno complesse, ad esempio da un nodo possono partire venti fili e da un altro solo due, comunque alla fine anche se un po’ meno semplici dal punto di vista geometrico, fanno pur sempre una “rete”.

Cos’è allora un fenomeno diffusivo a rete? E’ qualcosa, un segnale, una merce, del denaro, una informazione, una diceria, un virus, un impulso che viaggia in una rete. Come viaggia? Dipende, se è una automobile in una rete stradale viaggia per conto suo, se è un segnale viaggia da nodo a nodo. I segnali, le informazioni, i soldi, le dicerie, i virus, viaggiano da nodo a nodo. Ogni nodo le o li riceve e le o li riemette verso i suoi altri nodi di contatto.

Come si contrastano i fenomeni diffusivi a rete? Anche qui, dipende. Se li prendete all’inizio, quando hanno viaggiato ancora tra pochi nodi e loro contatti, li potete “isolare”, cioè prendere i nodi ed invece di lasciarli collegati alla rete come sono normalmente, tagliate i fili di contatto che hanno per cui il fenomeno diffusivo non si diffonde più perché arriva non più a nodi ma ad isole. Se invece vi rendete conto del fenomeno diffusivo quando è già molto diffuso, c’è poco da fare. Tra il poco che potete comunque fare è rallentare la sua diffusione mettendo dei filtri tra nodo e nodo. Il fenomeno si diffonderà comunque ma impiegherà più tempo, farà più fatica. Le tecniche per sfruttare i fenomeni a rete invece sono di tutt’altro tipo. Ad esempio mandare il segnale ai nodi che hanno più interconnessioni (utilizzo degli influencer ad esempio, comprarsi una rete di giornali, radio e tv tipo Exor-FCA, “FIAT” per i più anziani) e/o usare degli amplificatori di segnali da metter nei nodi strategici di modo da ricevere segnale meno potente e riemetterlo più potente etc. Le moderne tecniche di propagazione delle informazioni ad esempio, sfruttano queste tecniche di aiuto alla diffusione in rete, le tecniche di contenimento della circolazione dei virus, al contrario, sviluppano tecniche di contenimento e magari soffocamento se si è all’inizio delle circolazione del virus, di rallentamento se il fenomeno è già molto diffuso.

E veniamo ai virus. I virus possono scomparire? Forse, se li prendete all’inizio della loro diffusione, se isolate i nodi di contagio, gli togliete la rete di diffusione ed il virus non va più da nessuna parte. Due coronavirus come la SARS1 (2002-2003) parente dell’attuale SARS-CoV2 e la MERS (2012), altro parente fecero rispettivamente meno di 800 e meno di 350 morti. Non siamo sicuri che siano del tutto scomparsi, il comportamento dei virus è vario ed ancora non sempre ben compreso, sta di fatto che hanno avuto una breve vita di circolazione ed hanno fatto pochi danni sebbene avessero una letalità molto, ma molto maggiore dell’attuale SARS2, del 10% il primo, del 38% il secondo. “Forse” l’attuale SARS2 ce l’ha tra 1,5 e 0,5%, non sappiamo ben dire ancora, in più è una media che può variare da contesto socio-demografico ad altro contesto.

Si può dire che un virus tanto più è letale e tanto più è probabile vi accorgiate presto che c’è e sta facendo danni, proprio perché i danni sono evidenti. Purtroppo, i coronavirus, più o meno letali, hanno tutti questo antipatico modo di manifestarsi come malattia che è molto simile all’influenza e poi alla polmonite, per cui all’inizio non sia mai se hai un malato da i soliti virus conosciuti (che in genere sono coronavirus anche loro) o di uno nuovo. Questo rallenta l’individuazione perché il virus è mimetico. Per questo è importante la letalità perché se ti arrivano in cura dieci ammalati e poi ne muoiono più di quanti ne muoiono di solito, allora capisci che non è come “di solito avviene” e ti fai delle domande. Il nostro SARS2 è stato però individuato almeno dall’11 gennaio quando i cinesi hanno condiviso la lettura completa del suo RNA. Il SARS2 dunque può scomparire? Molto , ma molto improbabile. I contagiati rilevati di MERS erano 800, del SARS1 erano 8000, del SARS2 nel mondo ad oggi sono 4.600.000 (ma forse dieci volte di più) è già bello diffuso in rete, non lo riacchiappi più, lo blocchi da una parte e quello riciccia da un’altra.

I virus possono diventare meno letali? Sì è possibile (all.1). Dal punto di vista della logica di un virus, l’imperativo categorico è “replicati!”, che facciano o meno danni ai portatori è danno collaterale, al virus non importa. Allora succede che se un virus a volte uccide, quelli che ha ucciso muoiono e lui va sottoterra con loro, non un grande affare per un coso che deve replicarsi, no? Può così capitare che le versioni meno letali, continuino ad esser le uniche che si replicano alimentando il fenomeno diffusivo a rete, quelle più “cattive” si rivelano meno adattate perché uccidono i loro veicoli di replicazione. Solo che: 1) questo è possibile nel medio-lungo tempo, solo nella logica dei grandi numeri, non sembra realistico quello che alcuni affermano che l’attuale SARS2 sia diventato meno letale, non dopo tre mesi (ma fossero cinque è lo stesso); 2) soprattutto però, attenzione alla dinamica della patologia che provocano perché se il portatore muore dopo un mese o più dall’infezione, hanno un mese per replicarsi e trovare nuovi ospiti e quindi potrebbero esser indifferenti al fatto che alcuni di loro rimangono intrappolati nel veicolo che poi muore. In 39 anni di circolazione del virus HIV, questo non è diventato affatto meno letale. Addirittura, si fa risalire la sua prima comparsa ai primi del Novecento, quindi ha avuto un secolo per “addolcirsi”, cosa che non è avvenuta. HIV porta all’AIDS conclamato e poi alla morte anche dopo anni ed anni, quindi non è stato oggetto di alcun meccanismo di selezione naturale. Il nostro SARS2 è meno letale di sua natura e gira in rete da non si sa quando ma non più di cinque mesi in ogni caso, quindi pensare si stia addolcendo è ipotesi molto improbabile, in più non ne ha necessità essendo poco letale già di suo. Comunque, puoi averne informazione solo se verifichi al microscopio che certe sequenze di RNA sono cambiate e sai esattamente che sono quelle le sequenze che provocano effetti che danno un maggior rischio di morte, cosa che ad oggi nessuno è stato in grado di verificare. Anche perché il rischio morte è probabilmente nell’organismo infettato (le famose patologie pregresse) più che non nel virus.

Quindi? Se non sembra destinato a scomparire e non sembra abbia possibilità di addolcirsi a breve ma forse anche a lungo, ed in più ormai è bello diffuso e non si può più “isolare” e terminare nella sua logica diffusiva, il tour del SARS-CoV2 sarà ancora lungo. Tutto quello che si può fare in questi casi, oltre a studiare cure per minimizzare gli effetti mortali e studiare vaccini che per altro hanno altri tipi di problemi che ne rendono ipotetica l’efficacia, è rallentarlo. Ma lo si rallenta solo per contenere il numero di infettati in unità di tempo, lo si rallenta perché se arrivano migliaia di persone in ospedale gli ospedali collassano ed i morti aumentano. Cioè non per estinguerlo.

Allo stato attuale delle nostre conoscenze quindi, il virus avrete “forse” 2/3 di possibilità di prendervelo nel lungo periodo (2/3 è l’ipotesi che quando il 66% circa dei nodi sarà immune, la rete di diffusione non funziona più per lui, non c’entra con “l’erre-con-zero” che è un’altra cosa). Forse lo prenderete domani, forse a dicembre, forse mai. Forse sarete fortunati e sarete senza sintomi o con sintomi lievi o con sintomi meno lievi, forse andrete in ospedale sotto ossigeno e forse in terapia intensiva o forse morirete o forse niente di tutto ciò. Questo è tutto ciò che sembra esser lo stato della conoscenza in merito ed onesto oggi dirci e condividere tra noi. Ai fini pratici: meno filtri metti nella rete sociale più veloce la diffusione, più filtri darà diffusione più lenta. E comunque il virus alla fine te lo prendi, forse, comunque.

Poiché l’argomento è moto complesso cioè ha molte variabili, poiché si basa su conoscenze oggettivamente ancora incerte, poiché essendo fatto di molte variabili non si sa a che santo dar credito poiché un medico non è necessariamente un virologo ma un virologo che studia i virus non è un corona-virologo ed un corona-virologo non è un epidemiologo (coloro che studiano le epidemie che non sono solo da virus ma anche da batteri) e un epidemiologo (che non è necessariamente un biologo ma magari un fisco statistico o computazionale tipo Vespignani, quello delle tre T) non è necessariamente un teorico delle reti (Vespignani lo è), mi sono permesso di riepilogare –io che non sono nessuno di tutti questi esperti di segmenti di conoscenza- tutto ciò che so dell’argomento avendo letto e studiato un po’, che però non so dire se è “abbastanza”. Io mi occupo da anni, forse decenni ormai, solo di “fenomeni complessi” che qualche volta hanno forme simili in campi anche molto diversi, quindi mi sono permesso solo in virtù di questa conoscenza vaga ma più generale, da qui la “temeriarità” che premettevo. Neanche un teorico delle reti come Vespignani è immune dal vizio di riduzione di variabili perché la strategia delle tre T (all.2) è teoricamente senz’altro utile, ma poi va calata in realtà a volte contraddittorie e piene di attriti. Tocca saper anche di politica, economia, sociologia etc., il solito casino del “quante cose e quanto approfondite devi sapere per parlar di un fenomeno complesso?”.

Poiché qui si promuove lo sviluppo del’intelligenza collettiva se qualcuno ha da integrare, apportare, modificare, dubitare, rinforzare, falsificare la sequenza delle cose dette è benvenuto nei commenti. Astenersi approcci solo ideologici. Miglioriamo il post.

[L’immagine è una simulazione (Max Planck Institute) della forma a rete dell’Universo conosciuto dove i nodi sono le galassie o ammassi di galassie, ma varrebbe anche come immagine di un cervello con neuroni (nodi) e dendriti-assoni di collegamento. E’ tra l’altro basata sulla struttura della “melma policefela”, un monocellulare che però tende a costruire reti intelligenti (all.3). Anche noi qui su un social siamo una “melma policefala” . Delle serie “reti everywhere”]

Pierluigi Fagan

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